Quando presento i libri della collana Stanza101™ alle fiere, ai festival, alle presentazioni, c’è una domanda che ritorna sempre. Una domanda che sembra innocua ma contiene tutto ciò che c’è da dire sulla letteratura distopica.
“Ma lei pensa che succederà davvero?”
La risposta è sempre al stessa: succede già.
La legge e l’immaginazione
Nella nota dell’autore, Mario Burri spiega che Democrazia Low Cost nasce da un fastidio. Nel marzo 2024, AGCOM — l’autorità italiana per le comunicazioni — ordinò a Cloudflare di bloccare l’accesso a determinati siti web. Non attraverso un tribunale. Non dopo un processo. Attraverso una procedura amministrativa chiamata Piracy Shield.
A gennaio 2026, quel sistema ha raggiunto il suo apice esecutivo: una sanzione di oltre 4,5 milioni di euro comminata alla stessa Cloudflare per inottemperanza agli ordini di blocco.
Un provvedimento basato sulla Legge 93/2023.
Questa è l’attualità nel momento in cui scrivo queste note.
La Legge 47/2025, il Regolamento AGCOM 891/2025, il Programma Cittadinanza Attiva, il sistema SEPS — questi sono invenzioni narrative. Ma tutto ciò che è inventato è tecnologicamente e burocraticamente plausibile. Derivato per estensione da ciò che esiste.
Il metodo
Burri chiama questo approccio “realismo speculativo“: prendere le tendenze del presente e seguirle fino alle loro conseguenze logiche, senza aggiunte fantastiche.
Non c’è Grande Fratello in queste pagine. Non c’è oppressione visibile. C’è solo un sistema che funziona perché tutti collaborano, ciascuno per le proprie ragioni, nessuno responsabile del risultato complessivo.
È la stessa logica di 1984, ma aggiornata. Il Partito di Orwell aveva bisogno di telecamere, torture, Psicopolizia. Il sistema di Burri ha bisogno solo di un’app con punti, badge e classifiche.
La gamification, la psicologia comportamentale, il design persuasivo — questi non sono scenari futuri. Sono tecniche presenti, applicate quotidianamente da piattaforme che usiamo ogni giorno. Quello che cambia nel racconto è solo il committente: non un’azienda che vuole il nostro tempo, ma uno Stato che vuole la nostra conformità.
Il dialogo con la tradizione
Democrazia Low Cost si inserisce in una tradizione precisa. Zamjatin (Noi, 1921), Orwell (1984, 1949), Huxley (Il mondo nuovo, 1932), Bradbury (Fahrenheit 451, 1953). Ma il dialogo più stretto è forse con Mark Fisher e il suo “realismo capitalista” — l’idea che il sistema non abbia bisogno di reprimere il dissenso perché ha già colonizzato l’immaginazione.
Marco Ferretti non si ribella non perché abbia paura. Non si ribella perché non riesce a immaginare un’alternativa. Ogni volta che prova a pensare diversamente — quando vede Luca disconnettersi, quando sente lo sguardo di suo padre — qualcosa lo riporta indietro. Non la minaccia. L’abitudine.
È questo che rende il racconto così disturbante. Non mostra un futuro — mostra un presente leggermente spostato. E ci chiede: quanto sei lontano da Marco? Quanto ci vuole perché tu faccia le stesse scelte?
La confessione finale
Sono un editore. Pubblico libri. Spero che facciano del bene, ma non posso esserne certo.
Pubblico 1984 sperando che i lettori resistano al Grande Fratello. Pubblico Ucronia:Cupertino sperando che capiscano come funziona la seduzione tecnologica. Pubblico L’estetica del silenzio sperando che riconoscano il volto gentile della censura.
Pubblico Democrazia Low Cost sperando che i lettori si riconoscano in Marco — e che questo riconoscimento li faccia fermare. Almeno per un momento. Almeno abbastanza da chiedersi: i ding che sento ogni giorno, le notifiche che controllo, i punti che accumulo — mi stanno liberando o mi stanno imprigionando?
Non ho una risposta. Ma la domanda, forse, è già qualcosa.
«Questo non è fantascienza. È realismo speculativo: prendere le tendenze del presente e seguirle fino alle loro conseguenze logiche.» — Mario Burri, Nota dell’autore
Il futuro è già scritto. La domanda è se lo leggeremo in tempo.



