C’è un momento nel romanzo che mi perseguita più di ogni altro. Non la tortura. Non la Stanza 101. Ma una semplice domanda: quanto fa due più due?
Winston risponde: quattro.
O’Brien dice: no. Fa cinque. Se il Partito lo dice, fa cinque.
La verità oggettiva
Per Winston, 2+2=4 è l’ultimo baluardo della realtà. È una verità matematica, indipendente da chi la dice o la pensa. È qualcosa che il Partito non può cambiare, per quanto potente sia.
“La libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro”, scrive nel suo diario. “Se questa libertà viene accordata, tutto il resto ne consegue.”
È una dichiarazione di fede nella realtà oggettiva. Nell’idea che esistano fatti, non solo opinioni. Che alcune cose siano vere indipendentemente da ciò che vogliamo credere.
Il potere sulla realtà
O’Brien non è d’accordo.
“Controlli la realtà?”, chiede a Winston durante la tortura.
“No.”
“Allora imparerai a farlo.”
E procede a dimostrare — con l’elettroshock, con il dolore, con la pazienza infinita del torturatore — che Winston può essere fatto credere che 2+2 faccia 5. Non solo dire. Credere.
È la scena più filosofica del romanzo. E anche la più terrificante.
Il solipsismo del potere
O’Brien espone una teoria della realtà che è essenzialmente solipsistica: nulla esiste al di fuori della mente, e il Partito controlla le menti. Quindi il Partito controlla la realtà.
“Pensi che la realtà sia qualcosa di oggettivo, di esterno, che esiste di per sé… Ma ti dico, Winston, che la realtà non è esterna. La realtà esiste nella mente umana, e in nessun altro luogo.”
È una filosofia folle? Forse. Ma funziona.
Funziona perché il Partito ha eliminato ogni possibilità di verifica indipendente. Non ci sono scienziati liberi, non ci sono archivi affidabili, non ci sono testimoni credibili. C’è solo il Partito.
E se solo il Partito può dire cos’è vero, allora il Partito definisce la verità.
Le nostre verità alternative
Viviamo in un’epoca di “fatti alternativi”. Di tribù epistemiche che credono a realtà diverse. Di algoritmi che ci mostrano solo ciò che conferma le nostre convinzioni.
Non abbiamo un Partito che ci tortura fino a farci credere che 2+2 fa 5. Ma abbiamo qualcosa di più sottile: un ecosistema informativo dove ogni verità può essere contestata, ogni fatto può essere “reinterpretato”, ogni esperto può essere delegittimato.
Il risultato non è che tutti credono alle stesse menzogne. È che nessuno sa più cosa sia vero. E in questo caos epistemico, chi ha più potere vince.
La resa di Winston
Alla fine, Winston cede. Non solo dice che 2+2 fa 5. Lo crede. O almeno, crede di crederlo. O forse non sa più la differenza.
È una sconfitta totale. Più totale della morte, che almeno lascerebbe intatta la mente. Winston è stato svuotato e riempito di nuovo. La persona che amava Julia, che odiava il Partito, che credeva nella realtà oggettiva — quella persona non esiste più.
Al suo posto c’è qualcuno che ama il Grande Fratello. Che crede ciò che gli viene detto di credere. Che non distingue più il vero dal falso, perché la distinzione stessa è stata cancellata.
Il confessionale
Scrivo questo e mi chiedo: quanto sono sicuro delle mie convinzioni? Quanto di ciò che credo è verità oggettiva, e quanto è costruzione sociale, bias cognitivo, propaganda interiorizzata?
Non lo so. Nessuno lo sa davvero.
Ma forse la differenza tra Winston e noi è questa: noi possiamo ancora porci la domanda. Possiamo ancora dubitare. Possiamo ancora cercare fonti diverse, verificare i fatti, ammettere l’incertezza.
Winston non può più. E in questo sta la sua tragedia.
«La libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Se questa libertà viene accordata, tutto il resto ne consegue.»



