C’è una scena in Democrazia Low Cost che mi ha fatto chiudere il libro per qualche minuto. Non perché fosse violenta, o disturbante nel senso tradizionale. Perché era troppo familiare.
Marco Ferretti, che a questo punto del racconto ha completato decine di quiz, raggiunto il livello Platinum, ottenuto badge dorati e certificazioni civiche, apre l’app e controlla la classifica regionale.
CLASSIFICA LAZIO — GENNAIO
- CITIZEN_ACTIVE_001 — 12.847 crediti
- ROMANONIMO_89 — 11.234 crediti
- LEGALITÀ_RULES — 10.891 crediti …
- FERRETTI_M — 4.890 crediti
È al 47° posto su 12.453 utenti attivi. E sorride.
Non perché sia contento. Perché il suo cervello ha imparato a rilasciare dopamina quando vede numeri che salgono.
Homo Ludens, Homo Servus
Nel 1938, Johan Huizinga scrisse Homo Ludens, un saggio sulla funzione del gioco nella cultura. La tesi era che il gioco è una componente fondamentale della civiltà umana—precede la cultura, la struttura, la rende possibile.
Ottant’anni dopo, il gioco è diventato qualcos’altro. Non più un’attività libera, separata dalla vita ordinaria, fine a sé stessa. Ma uno strumento di controllo. Una tecnologia comportamentale. Un modo per trasformare obblighi in desideri.
Marco non deve fare quiz. Vuole farli. Non deve controllare la classifica. Non riesce a smettere di farlo.
È la differenza tra coercizione e persuasione. La coercizione lascia cicatrici visibili — puoi odiarla, puoi resisterle, puoi ricordarti che sei una vittima. La persuasione non lascia tracce. Ti convince che stai facendo quello che vuoi. Che sei libero.
I dodicimila
Nel racconto c’è un numero che ritorna: 12.453 utenti attivi nella regione Lazio. Dodicimilaquattrocentocinquantatré persone con una sanzione da scontare, tutte a fare quiz, tutte a inseguire coriandoli digitali.
Un esercito di debitori trasformati in studenti volontari, scrive Burri.
Ma la parola giusta non è esercito. È gregge. O forse formicaio. O forse qualcosa di ancora più inquietante: una rete neurale distribuita, fatta di cervelli umani che elaborano le stesse informazioni, producono le stesse risposte, rinforzano gli stessi comportamenti.
In 1984, i prolet erano liberi perché non valeva la pena controllarli. Troppo numerosi, troppo irrilevanti, troppo occupati a sopravvivere. Il Partito si concentrava sui membri del Partito — quelli che potevano pensare, quelli che potevano essere pericolosi.
Nel mondo di Democrazia Low Cost, tutti sono controllati. Ma il controllo è diventato così efficiente, così economico, così divertente, che non serve nemmeno un apparato repressivo. Basta un’app con punti, badge e classifiche.
I prolet non sono più liberi. Sono gamers.
Zero su quattordicimila
A un certo punto del racconto, Marco partecipa a un meetup online di Moderatori Civici. C’è un ragazzo, Luca, che fa domande scomode.
“Quanti utenti segnalati hanno presentato ricorso con esito positivo? Zero su quattordicimila.”
“Quanti moderatori hanno lasciato il programma volontariamente nell’ultimo trimestre? Undici su quattrocentosessanta.”
I numeri raccontano una storia precisa. Nessuno vince ricorrendo. Quasi nessuno abbandona. Il sistema è perfetto: intrappola senza sembrare una trappola.
Luca viene fatto tacere — non con la violenza, ma con il silenzio imbarazzato degli altri partecipanti. E poi, lentamente, deliberatamente, si disconnette dalla chiamata.
Marco rimane. Continua. Non perché non abbia capito. Perché ha troppa paura di capire.
«I numeri raccontano una storia precisa. Chi si ferma a dubitare resta indietro.» — Luca, Democrazia Low Cost
Nella gara della conformità, l’unico modo per vincere è non partecipare. Ma chi può permettersi di non partecipare?



