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Il padre alla porta: quando lo sguardo dei tuoi cari diventa la vera Stanza 101

Il padre alla porta: quando lo sguardo dei tuoi cari diventa la vera Stanza 101

La Stanza 101, nel romanzo di Orwell, è il luogo dove ti aspetta la cosa che temi di più. Per Winston Smith erano i topi. Per altri potrebbe essere il fuoco, l’annegamento, l’altezza. Non importa cosa sia — importa che il Partito lo sappia, e lo usi contro di te.

In Democrazia Low Cost, la Stanza 101 non è un luogo fisico. È uno sguardo.

È lo sguardo del padre di Marco, sulla porta, mentre lui se ne va dopo il pranzo domenicale. Non dice nulla. Non serve. Lo guarda e basta—un lungo sguardo senza parole che chiede: ma tu, Marco, sei ancora tu?

La domenica a Primavalle

Marco va a pranzo dai genitori. La casa dove è cresciuto, con il divano di velluto verde e le foto alle pareti e l’odore di ragù che era sempre lo stesso da quarant’anni.

Suo padre parla di politica come sempre, lamentandosi del governo come faceva da mezzo secolo, con ogni governo. Trump che vuole la Groenlandia. La von der Leyen. Il casino in Ucraina. Il rumore di fondo che non si può spegnere.

Ma c’è qualcosa di diverso nel suo tono. Non è più rabbia, quella che Marco ricordava da tutta la vita. È qualcosa di più stanco. Di più definitivo.

“Hai visto al telegiornale? Sei mesi che dicono le stesse cose. Cambiano i nomi ma il senso è sempre quello. Prima era il terrorismo. Poi il virus. Adesso la pirateria, i dati, la sicurezza digitale. Sempre qualcosa da cui difendersi. Sempre qualcuno che decide cosa è pericoloso.”

Marco annuisce. Non sa cosa rispondere.

“Quella cosa… il programma… lo fai ancora?”

È suo padre che chiede. Con la stessa cautela con cui si chiede di una dipendenza, di una relazione tossica, di qualcosa di cui ci si vergogna.

“Ogni tanto,” risponde Marco.

Non è vero. Lo fa ogni sera. Ogni pausa pranzo. Ogni momento libero. Ma non può dirlo. Non riesce a dirlo.

Suo padre annuisce lentamente. Non insiste. Le sue mani — mani di ottant’anni, macchiate, che avevano lavorato in fabbrica prima che le fabbriche chiudessero — si fermano a metà di un gesto, come chi ha imparato che certe parole non vale la pena dirle.

“Ai miei tempi,” dice infine, guardando da un’altra parte, “se facevi una cosa sbagliata ti beccavano o non ti beccavano. Non c’era una terza opzione.”

Il giudizio silenzioso

Prima di andare via, Marco si ferma sulla soglia. Suo padre lo ferma con una mano sulla spalla. Non dice nulla. Lo guarda per un momento lungo, uno sguardo che contiene qualcosa che non ha parole.

Marco sente quello sguardo sulla schiena per tutto il viaggio verso casa. Non riesce a scrollarselo di dosso.

Luca avrebbe capito mio padre, pensa senza volerlo. Mio padre avrebbe capito Luca.

Nel meetup dei Moderatori, Luca aveva fatto le domande che nessuno osava fare. Aveva citato numeri, esposto contraddizioni, messo in discussione il sistema dall’interno. E poi si era disconnesso — lentamente, deliberatamente — come chi ha già deciso di uscire.

Marco era rimasto. Aveva continuato.

E adesso suo padre lo guardava con quello sguardo — non di rimprovero, non di rabbia, qualcosa di peggio: di riconoscimento. Come se vedesse in lui qualcosa che Marco stesso rifiutava di vedere.

La cosa che temi di più

Nella Stanza 101 di Orwell, Winston tradisce Julia. Di fronte ai topi, grida: “Fatelo a Julia! Non a me!” È il momento in cui il Partito vince definitivamente—non perché lo costringe a obbedire, ma perché lo costringe a tradire l’unica cosa che amava.

Marco non ha tradito nessuno. Non ancora. Ma quando segnala GIALLOROSSO_FOREVER, quando risponde ai quiz, quando controlla la classifica, sta tradendo qualcosa. Qualcosa che suo padre vede e lui non vuole vedere.

La cosa che Marco teme di più non sono i topi. Non è la multa. Non è nemmeno il sistema.

È diventare irriconoscibile agli occhi di chi lo ama.

E il sistema lo sa. Il sistema conta su questo.

«Prima di andare via, suo padre lo fermò sulla porta. Non disse nulla. Lo guardò per un momento lungo, uno sguardo che conteneva qualcosa che non aveva parole.» — Mario Burri, Democrazia Low Cost

Il Grande Fratello ti vede. Ma è lo sguardo di tuo padre che ti giudica.

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