Classe Patologia psicopolitica
Livello di diffusione Endemico
Definizione
Condizione psicologica in cui un soggetto, dopo ripetute esperienze di fallimento e assenza di controllo, smette di tentare anche quando le circostanze cambiano e l’azione sarebbe possibile. Il problema non è che non puoi — è che credi di non poter. L’impotenza è reale, ma è anche appresa.
Origine del termine
Il concetto di learned helplessness fu sviluppato dallo psicologo Martin Seligman negli anni ’60-’70. In esperimenti (oggi considerati eticamente problematici) con cani sottoposti a shock inevitabili, Seligman scoprì che gli animali smettevano di tentare di fuggire anche quando la fuga diventava possibile. Avevano imparato a essere impotenti.
Seligman applicò poi il concetto alla depressione umana: non è solo tristezza, è la convinzione che nulla di ciò che fai cambierà le cose.
Evoluzione del concetto
1967 — Seligman conduce gli esperimenti fondativi. I cani che hanno sperimentato shock incontrollabili non tentano di fuggire quando la fuga diventa possibile. Si arrendono.
1970s-80s — Applicazione clinica. L’impotenza appresa diventa modello per comprendere la depressione: non è l’evento negativo a causarla, ma la percezione che nulla possa essere fatto.
Oggi — Dimensione politica. L’impotenza appresa viene riconosciuta come condizione sociale: crisi climatica, disuguaglianza, corruzione — i problemi sembrano così grandi, così sistemici, così immutabili che la reazione collettiva è la rassegnazione. “Tanto non cambia nulla.”
«L’impotenza appresa non è la scoperta che non puoi fare nulla. È la convinzione che non puoi fare nulla — che ti impedisce di scoprire se potresti.»
Sintomi nel presente
Come riconoscere l’impotenza appresa nella vita quotidiana:
☐ “Tanto non cambia niente” Rinunci a votare, protestare, firmare petizioni, boicottare — perché “il sistema” è troppo forte. L’inazione diventa razionale.
☐ Cinismo preventivo Non ti entusiasmi per nulla, non speri in nulla — così non resterai deluso. L’apatia come protezione.
☐ Soluzione individuale a problemi collettivi Invece di chiedere cambiamento sistemico, ottimizzi la tua situazione personale. Sopravvivenza invece di trasformazione.
☐ Normalizzazione dell’inaccettabile Condizioni che vent’anni fa avresti trovato intollerabili ora ti sembrano “come vanno le cose”. L’adattamento sostituisce la resistenza.
☐ Esaurimento anticipato Non ci provi nemmeno perché immagini già il fallimento. La sconfitta precede la battaglia.
☐ Delega passiva Aspetti che “qualcuno” faccia qualcosa — esperti, politici, eroi. Non ti consideri un agente possibile del cambiamento.
Nota clinica
L’impotenza appresa è l’esito perfetto per qualsiasi sistema di dominio: non deve reprimere la resistenza se non c’è resistenza. Non deve convincerti che il sistema è giusto — basta convincerti che è inamovibile.
C’è una relazione circolare tra impotenza appresa e realismo capitalista: il “non c’è alternativa” produce impotenza, e l’impotenza conferma che non c’è alternativa. Rompere il ciclo richiede azione prima di credere che l’azione sia possibile — il che è psicologicamente difficilissimo.
Ma il concetto contiene anche una speranza: se l’impotenza è appresa, può essere disimparata. Non è una condizione permanente. I cani di Seligman potevano essere riabilitati. E anche noi.
Nella collana Stanza101
Democrazia Low Cost di Mario Burri Marco Ferretti non pensa mai seriamente di resistere al PCA. Non perché sia impossibile — Luca si disconnette, altri lo fanno — ma perché ha imparato che costa troppo, che non ne vale la pena, che “le cose funzionano così”. L’impotenza non gli è stata imposta — l’ha appresa.
1984 di George Orwell Winston Smith oscilla tra resistenza e impotenza. La Confraternita sembra offrire speranza — ma potrebbe non esistere. La Stanza 101 completa il processo: dopo, Winston non solo non può resistere, ma non vuole più. L’impotenza è diventata amore.
L’estetica del silenzio Syme non soffre di impotenza appresa — è entusiasta del sistema. Ma il suo entusiasmo è una forma di adattamento estremo: invece di arrendersi passivamente, si arrende attivamente. Il risultato è lo stesso.
Letture di approfondimento
Martin Seligman, Learned Helplessness (1975)
Mark Fisher, Realismo capitalista (2009)
Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo (1951)
«Il potere più efficiente non è quello che ti costringe. È quello che ti convince che non puoi fare altrimenti.»