Classe Condizione socioeconomica
Livello di diffusione Generazionale
Definizione
Condizione in cui l’instabilità lavorativa, economica ed esistenziale non è un’eccezione temporanea ma la norma permanente. Non è che “non trovi lavoro” — è che il lavoro stesso è diventato strutturalmente insicuro: contratti a termine, gig economy, partite IVA, stage infiniti. La precarietà non è un bug del sistema — è una feature.
Origine del termine
Il concetto di precarietà (precariousness, précarité) emerge nei movimenti sociali europei degli anni 2000, in particolare in Italia (EuroMayDay) e Francia. Descrive la condizione della generazione post-fordista: non più il lavoro stabile a tempo indeterminato, ma l’alternanza continua di impieghi temporanei, disoccupazione, formazione, lavoro nero.
Il filosofo Franco “Bifo” Berardi e il collettivo Chainworkers sono tra i primi a teorizzare il “precariato” come nuova classe sociale.
Evoluzione del concetto
Fordismo (1930-1970) — Lavoro stabile, contratto a tempo indeterminato, carriera prevedibile, pensione garantita. Il “posto” come orizzonte di vita.
Post-fordismo (1980-2000) — Flessibilità come ideale: il lavoratore non vuole più il “posto fisso”, vuole libertà, creatività, mobilità. La precarietà viene venduta come autonomia.
Precarietà strutturale (2000-oggi) — La flessibilità si rivela per quello che è: insicurezza permanente, impossibilità di progettare, ansia cronica. La libertà era la libertà di essere licenziati.
«La precarietà non è l’assenza di lavoro. È l’impossibilità di costruire una vita sul lavoro che hai.»
Sintomi nel presente
Come riconoscere la precarietà strutturale nella vita quotidiana:
☐ Contratti a scadenza Tempo determinato, collaborazione, partita IVA, stage. Il contratto “atipico” è diventato tipico. L’indeterminato è il privilegio.
☐ Più lavori contemporanei Un lavoro non basta. Side gig, secondo impiego, lavoretti: la sopravvivenza richiede portfolio di attività.
☐ Impossibilità di progettare Mutuo? Figli? Trasferimento? Come pianifichi se non sai dove sarai tra sei mesi?
☐ Formazione infinita Non sei mai “formato” abbastanza. Serve un altro corso, un’altra certificazione, un altro aggiornamento. La preparazione non finisce mai — perché non c’è arrivo.
☐ Ansia come normalità Lo stress cronico non è un’eccezione — è la condizione di base. L’incertezza permanente produce stati ansiosi permanenti.
☐ Colpevolizzazione individuale Se non hai successo, è colpa tua: non ti sei formato abbastanza, non hai fatto networking, non sei abbastanza flessibile. Il problema strutturale diventa fallimento personale.
Nota clinica
La precarietà strutturale non è solo una condizione economica — è una tecnica di governo. Il lavoratore precario è docile: non può scioperare (perché sostituibile), non può protestare (perché ricattabile), non può organizzarsi (perché atomizzato). La precarietà produce impotenza appresa su scala di massa.
C’è anche una dimensione temporale: la precarietà elimina il futuro. Se non sai cosa farai tra tre mesi, non puoi pensare a tra tre anni. L’orizzonte si restringe al presente immediato — e nel presente immediato non si fanno rivoluzioni, si sopravvive.
La promessa della flessibilità era la libertà dalla fabbrica fordista. La realtà è la libertà di essere soli, ansiosi, ricattabili — ma almeno non annoiati.
Nella collana Stanza101
Democrazia Low Cost di Mario Burri Marco Ferretti vive la precarietà economica che lo ha portato nel PCA: la multa da €2000 è catastrofica perché non ha margini. Il sistema sfrutta questa fragilità: chi è precario è ricattabile. I crediti civici diventano l’unica forma di sicurezza — fasulla, ma meglio di niente.
1984 di George Orwell Il Partito garantiva stabilità — terribile, oppressiva, ma stabile. I prolet vivevano in miseria ma con una certa prevedibilità. La precarietà contemporanea combina l’insicurezza proletaria con l’ansia di classe media. Il peggio di entrambi i mondi.
Ucronia:Cupertino di Gabriele Gobbo La gig economy della Silicon Valley come precarietà elevata a modello: il freelance, il contractor, lo startupper. La precarietà viene ribrandizzata come imprenditorialità, la mancanza di diritti come libertà.
Letture di approfondimento
Guy Standing, Precari: La nuova classe esplosiva (2011)
Franco “Bifo” Berardi, La fabbrica dell’infelicità. New economy e movimento del cognitariato (2001)
Maurizio Ferraris, Mobilitazione totale (2015)
«Flessibilità è la parola gentile per dire: ti possono mandare via quando vogliono.»