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INFODEMIA

Classe Patologia informativa

Livello di diffusione Epidemico


Definizione

Sovrabbondanza di informazioni — alcune accurate, altre no — che si diffonde rapidamente rendendo difficile per le persone trovare fonti affidabili e orientarsi. Come un’epidemia virale, l’infodemia si propaga attraverso le reti sociali, muta, si adatta, e può causare danni reali anche quando il “virus” è solo informazione.

Origine del termine

Il termine infodemic fu coniato da David Rothkopf nel 2003, in un articolo sul Washington Post riguardante la SARS. Ma diventa centrale nel 2020, quando l’OMS lo usa per descrivere la “pandemia informativa” che accompagna il COVID-19: un’ondata di notizie, teorie, rumors che si diffonde più velocemente del virus stesso.

L’infodemia non è semplicemente “disinformazione”. È un problema di scala: troppa informazione, troppo veloce, troppo contraddittoria.

Evoluzione del concetto

Pre-digitale — L’informazione era scarsa, filtrata da gatekeepers (giornali, TV, editori). Il problema era l’accesso. Potevi fidarti delle fonti perché erano poche e “autorevoli”.

Digitale 1.0 — Internet democratizza l’informazione: tutti possono pubblicare, tutti possono accedere. Il problema diventa la selezione: come distingui il buono dal cattivo?

Social media — L’informazione diventa virale: si diffonde per condivisione, non per autorevolezza. L’engagement (like, share, commenti) premia il sensazionale, il polarizzante, il falso-ma-interessante.

Infodemia — Il sistema va in sovraccarico: troppo da processare, troppo veloce per verificare, troppo coinvolgente per ignorare. Il “fact-checking” non può tenere il passo.

«L’infodemia si diffonde più velocemente del virus. E può essere altrettanto letale.» — Tedros Adhanom Ghebreyesus, OMS

Sintomi nel presente

Come riconoscere l’infodemia nella vita quotidiana:

Sovraccarico cognitivo Troppe notizie, troppi aggiornamenti, troppo da seguire. La sensazione di non riuscire a “stare dietro” a tutto.

Fonti contraddittorie Per ogni studio ce n’è uno che dice il contrario. Per ogni esperto, un contro-esperto. Come decidi chi ha ragione?

Viralità ≠ verità Le notizie più condivise non sono le più accurate — sono le più emotivamente cariche. Il falso viaggia più veloce del vero.

Affaticamento da notizie News fatigue: smetti di seguire perché è troppo, troppo stressante, troppo contraddittorio. Ma non seguire ti fa sentire in colpa.

Verifica impossibile Non hai il tempo, le competenze, l’accesso per verificare tutto. Ti fidi — di qualcuno. Ma di chi?

Teoria del complotto come risposta Di fronte al caos informativo, la teoria del complotto offre ordine: qualcuno sta mentendo deliberatamente, c’è un piano nascosto. È sbagliata — ma è comprensibile.

Nota clinica

L’infodemia è la patologia della società dell’informazione. Avere troppa poca informazione è un problema; avere troppa informazione è un problema diverso ma ugualmente grave. Il sistema cognitivo umano non è progettato per processare flussi infiniti di dati contraddittori ad alta velocità.

La risposta individuale (“verifica le fonti”, “pensa criticamente”) è necessaria ma insufficiente. Non puoi fact-checkare tutto — nessuno può. Servono soluzioni sistemiche: regolamentazione delle piattaforme, supporto al giornalismo di qualità, educazione mediatica.

Ma c’è un problema più profondo: l’infodemia prospera perché il modello di business delle piattaforme premia la viralità, non l’accuratezza. Finché l’engagement sarà la metrica, l’infodemia sarà la norma.

Nella collana Stanza101

Democrazia Low Cost di Mario Burri Il PCA produce la sua infodemia controllata: quiz, notifiche, statistiche, aggiornamenti. Marco Ferretti è sommerso di informazioni — ma sono tutte informazioni del sistema. L’infodemia può anche essere strumento di controllo: sovraccarica di dati irrilevanti, nascondi quelli importanti.

1984 di George Orwell Il Partito controllava l’informazione per scarsità: una sola fonte, una sola verità, una sola narrazione. L’infodemia è il contrario: eccesso di fonti, verità in competizione, narrazione frammentata. Ma entrambi impediscono di conoscere la realtà.

L’estetica del silenzio L’Undicesima Edizione del dizionario è una risposta radicale all’infodemia: ridurre le parole, semplificare il pensiero, eliminare la complessità. Un’infodemia non può esistere se non ci sono abbastanza parole per alimentarla.

Letture di approfondimento

OMS, Managing the COVID-19 infodemic (2020)

Whitney Phillips e Ryan Milner, You Are Here (2021)

Renée DiResta, Invisible Rulers: The People Who Turn Lies into Reality (2024)


«Non è la mancanza di informazione che ci rende ignoranti. È l’eccesso di rumore che ci impedisce di sentire il segnale.»


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