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OBSOLESCENZA PROGRAMMATA

Classe Strategia industriale

Livello di diffusione Sistemico


Definizione

Progettazione deliberata di prodotti con durata di vita limitata, affinché diventino non funzionanti, obsoleti o fuori moda dopo un periodo predeterminato, costringendo i consumatori a sostituirli. Non è che le cose si rompono — sono progettate per rompersi.

Origine del termine

Il concetto emerge negli anni ’20 del Novecento. Nel 1924, il “cartello Phoebus” (comprendente Philips, Osram, General Electric) concordò di limitare la durata delle lampadine a 1000 ore — quando duravano già 2500 ore. Nel 1932, Bernard London propose l’obsolescenza programmata per legge come soluzione alla Grande Depressione: obbligare la sostituzione per stimolare l’economia.

Negli anni ’50, il designer industriale Brooks Stevens la rese filosofia esplicita: “instillare nel compratore il desiderio di possedere qualcosa di un po’ più nuovo, un po’ migliore, un po’ prima del necessario.”

Evoluzione del concetto

Obsolescenza tecnica — Il prodotto smette di funzionare: componenti progettati per cedere, batterie non sostituibili, parti incompatibili.

Obsolescenza psicologica — Il prodotto funziona ancora, ma è “vecchio”: nuovi modelli, nuovi design, nuove features rendono indesiderabile ciò che funziona.

Obsolescenza sistemica — Il prodotto è tagliato fuori: software non più aggiornato, accessori non più prodotti, servizi non più supportati.

Oggi — Obsolescenza algoritmica. Non serve che l’hardware si rompa: basta che il software rallenti, che l’app richieda più memoria, che il sistema operativo non sia più supportato.

«Non è un bug. È planned obsolescence.»

Sintomi nel presente

Come riconoscere l’obsolescenza programmata nella vita quotidiana:

Rallentamento sospetto Il telefono che andava benissimo improvvisamente “diventa lento” — proprio quando esce il nuovo modello.

Riparazioni impossibili Componenti incollati, viti proprietarie, pezzi di ricambio introvabili. Riparare costa più che sostituire — ed è così by design.

Aggiornamenti obbligati Il software non è più supportato, l’app richiede iOS 17, il servizio necessita dell’ultima versione. L’hardware funziona — ma il software lo abbandona.

Accessori incompatibili Ogni generazione ha il suo connettore, il suo caricatore, i suoi accessori. Cambi telefono, cambi tutto.

Moda come obsolescenza Non è rotto, non è lento — è “vecchio”. L’anno scorso. Due generazioni fa. Funziona, ma ti vergogni a usarlo.

Fine del supporto “Questo dispositivo non riceverà più aggiornamenti di sicurezza.” Il prodotto è condannato a morte da una data sul calendario.

Nota clinica

L’obsolescenza programmata è la logica del capitalismo applicata agli oggetti: non il valore d’uso conta, ma la necessità di acquistare ancora. Un prodotto che dura “troppo” è un fallimento commerciale. L’industria non vende oggetti — vende cicli di sostituzione.

Il costo non è solo economico: è ambientale (e-waste, estrazione di terre rare, emissioni di produzione) ed esistenziale (il rapporto con gli oggetti diventa effimero, usa-e-getta, privo di attaccamento).

C’è qualcosa di distopico in un sistema che punisce la durabilità. E qualcosa di grottesco in una cultura che considera “vecchio” un telefono di tre anni — oggetti che i nostri nonni avrebbero considerato miracoli tecnologici.

Nella collana Stanza101

Ucronia:Cupertino di Gabriele Gobbo Apple è insieme il maestro dell’obsolescenza programmata e del suo mascheramento come “progresso”. Ogni keynote annuncia che il nuovo è “il migliore di sempre” — rendendo implicitamente il precedente “non più il migliore”. L’obsolescenza è diventata evento, lancio, celebrazione.

Democrazia Low Cost di Mario Burri Il PCA applica l’obsolescenza ai comportamenti: i crediti accumulati non durano per sempre, i livelli richiedono manutenzione, i badge possono essere revocati. Come i prodotti, la conformità deve essere rinnovata costantemente.

1984 di George Orwell In Oceania, paradossalmente, l’obsolescenza è invertita: i prodotti sono scarsi, di bassa qualità, ma non programmati per rompersi. Sono semplicemente pessimi. La scarsità sostituisce l’obsolescenza come strumento di controllo.

Letture di approfondimento

Giles Slade, Made to Break: Technology and Obsolescence in America (2006)

Serge Latouche, Usa e getta: Le follie dell’obsolescenza programmata (2012)

Cosima Dannoritzer, The Light Bulb Conspiracy (documentario, 2010)


«Non costruiamo più prodotti per durare. Costruiamo clienti per tornare.»


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