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DOOMSCROLLING

Classe Comportamento compulsivo

Livello di diffusione Epidemico


Definizione

Atto di scorrere compulsivamente feed di notizie negative, allarmanti o deprimenti, incapaci di fermarsi nonostante il malessere crescente. Non stai cercando informazioni — stai alimentando l’ansia. Non ti stai informando — ti stai avvelenando. E non riesci a smettere.

Origine del termine

Il termine doomscrolling (o doomsurfing) emerge nel 2020, durante la pandemia COVID-19, quando milioni di persone si ritrovano a scorrere ossessivamente notizie sulla pandemia, i morti, i lockdown. La parola combina doom (rovina, destino funesto) e scrolling — e cattura perfettamente la sensazione.

Ma il comportamento esisteva prima della parola: l’architettura dei social media lo produce strutturalmente.

Evoluzione del concetto

Pre-social media — Le notizie avevano orari: il telegiornale serale, il quotidiano mattutino. Potevi “staccare”. L’informazione aveva confini temporali.

Social media — Il feed non finisce mai. Non c’è un fondo, un momento naturale per fermarsi. L’autoplay carica altro contenuto. Il design elimina i punti di uscita.

2020 — Pandemia — Ansia collettiva + isolamento + tempo illimitato davanti agli schermi = esplosione del doomscrolling. Il termine entra nel dizionario.

Oggi — Policrisi. Pandemia, guerra, clima, inflazione, AI: le crisi si moltiplicano, il feed le miscela, il doomscrolling diventa risposta cronica a un mondo percepito come in collasso.

«Non riesco a smettere di guardare il mondo che finisce.»

Sintomi nel presente

Come riconoscere il doomscrolling nella vita quotidiana:

Apertura automatica Apri l’app senza decidere di farlo. Il pollice si muove da solo. Ti ritrovi nel feed senza sapere come ci sei arrivato.

“Solo un altro” Ogni articolo, ogni video, ogni post dovrebbe essere l’ultimo — ma ce n’è sempre un altro. E un altro. E un altro.

Malessere crescente Ti senti peggio man mano che scorri — più ansioso, più depresso, più impotente. Ma continui.

Tempo scomparso Guardi l’ora e sono passate due ore. Non sai dove sia andato il tempo. Non ricordi cosa hai letto.

Finta utilità Ti dici che stai “restando informato”, che “devi sapere cosa succede”. Ma non stai elaborando informazioni — le stai accumulando.

Insonnia da notizie Doomscrolli prima di dormire. Poi non riesci a dormire. Poi doomscrolli perché non riesci a dormire.

Nota clinica

Il doomscrolling non è debolezza di volontà — è la risposta prevedibile a un ambiente progettato per catturare l’attenzione. Il feed infinito, il refresh variabile, le notifiche push: sono tecniche di design che sfruttano vulnerabilità neurologiche. Combattere il doomscrolling con la “forza di volontà” è come combattere le slot machine con l’autocontrollo.

C’è anche una componente paradossale: il doomscrolling dà l’illusione di controllo. In un mondo caotico e minaccioso, guardare le minacce sembra meglio che ignorarle. Ma guardare non è agire — e l’ansia senza azione produce solo paralisi.

Jenny Odell, in Come non fare niente, propone di riconquistare l’attenzione non con la disciplina ma con l’alternativa: offrire alla mente qualcosa di meglio da fare che scorrere il doom.

Nella collana Stanza101

Democrazia Low Cost di Mario Burri Il PCA produce il proprio doomscrolling: notifiche sui tuoi crediti, aggiornamenti sulla classifica, avvisi sulle scadenze. Marco non scorre notizie sul mondo — scorre notizie su sé stesso, sulla sua compliance, sulla sua posizione nel sistema. È doomscrolling personalizzato.

1984 di George Orwell Il Partito produce flusso continuo di propaganda: teleschermi sempre accesi, notizie di guerra, statistiche di produzione, nemici da odiare. Non puoi staccare — ma non è progettato per catturare l’attenzione con il piacere. È doom imposto, non doom scelto.

Ucronia:Cupertino di Gabriele Gobbo Apple ha costruito l’infrastruttura del doomscrolling — ma anche i tentativi di gestirlo (Screen Time, Focus Mode). Il paradosso: chi crea la dipendenza vende anche la cura.

Letture di approfondimento

Jenny Odell, Come non fare niente (2019)

Matthew Crawford, The World Beyond Your Head (2015)

Tim Wu, The Attention Merchants (2016)


«Il feed non ha un fondo perché il tuo tempo non ha valore — per loro.»


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