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La Neolingua: quando le parole uccidono il pensiero

La Neolingua: quando le parole uccidono il pensiero

Nel mondo di 1984, il Partito sta creando una nuova lingua. Si chiama Neolingua (o Lingua Nova, nella traduzione che pubblichiamo). Il suo scopo non è permettere la comunicazione, ma impedirla. Rendere letteralmente impossibile pensare certi pensieri.

È l’idea più terrificante del romanzo. Più dei teleschermi, più della tortura, più della Stanza 101. Perché le altre forme di controllo agiscono dall’esterno. La Neolingua agisce dall’interno.

Meno parole, meno pensieri

Il principio è semplice: riduci il vocabolario e ridurrai il pensiero. Se non esiste la parola “libertà”, come puoi concepire il concetto di libertà? Se “cattivo” viene sostituito da “sbuono” (il contrario di buono), e poi “sbuono” viene eliminato perché ridondante, cosa succede al concetto stesso di male?

Orwell aveva studiato linguistica. Sapeva che il rapporto tra lingua e pensiero è complesso, che non è vero che possiamo pensare solo ciò che possiamo dire. Ma sapeva anche che la lingua influenza il pensiero, lo facilita o lo ostacola, lo incanala in certe direzioni.

La Neolingua porta questa intuizione all’estremo. Non si limita a scoraggiare certi pensieri: li rende impensabili.

I tre motti

Pensate ai tre motti del Partito: GUERRA È PACE. LIBERTÀ È SCHIAVITÙ. IGNORANZA È FORZA.

In linguaggio normale, sono contraddizioni. In Neolingua, non lo sono. Perché la Neolingua è progettata per eliminare le contraddizioni, non attraverso la logica, ma attraverso l’abolizione dei concetti che le rendono possibili.

Se “guerra” e “pace” significano la stessa cosa — se le due parole diventano intercambiabili — la contraddizione scompare. Non perché sia stata risolta, ma perché è stata resa invisibile.

Il bipensiero

La Neolingua ha una parola per questo processo: bipensiero (doppio pensiero). La capacità di credere simultaneamente a due affermazioni contraddittorie. Di sapere che stai mentendo e credere alla tua menzogna. Di dimenticare tutto ciò che è necessario dimenticare, e poi dimenticare di averlo dimenticato.

È il capolavoro della Neolingua: una parola che descrive l’operazione mentale necessaria per usare la Neolingua stessa. Un loop perfetto, una trappola linguistica da cui non c’è uscita.

Winston, che lavora al Ministero della Verità, conosce bene il bipensiero. Lo pratica ogni giorno. Modifica i documenti storici sapendo che sta mentendo, e poi crede alle sue stesse modifiche. È l’unico modo per sopravvivere.

La lingua che parliamo

Orwell scrisse anche un saggio famoso, Politics and the English Language, in cui analizzava come il linguaggio politico venga usato per nascondere la verità invece di rivelarla. Eufemismi, perifrasi, termini tecnici: tutti strumenti per dire qualcosa senza dirlo, per evitare la responsabilità delle proprie parole.

La Neolingua è l’estensione logica di questo processo. Non più manipolazione del linguaggio, ma riprogettazione totale. Un linguaggio costruito scientificamente per impedire il pensiero critico.

Guardate il linguaggio politico di oggi. “Danni collaterali” invece di “civili uccisi”. “Ristrutturazione aziendale” invece di “licenziamenti di massa”. “Operazione militare speciale” invece di “guerra”.

Non siamo ancora alla Neolingua. Ma la direzione è quella.

Le parole che perdiamo

C’è un aspetto della Neolingua che Orwell non poteva prevedere: la perdita naturale di vocabolario.

Studi linguistici mostrano che il vocabolario attivo medio degli adulti si sta riducendo. Leggiamo di meno, scriviamo messaggi sempre più brevi, ci affidiamo a emoji invece che a parole. Le nuove generazioni conoscono meno vocaboli delle precedenti.

Non è un complotto. Non c’è un Partito che sta eliminando le parole. Ma l’effetto potrebbe essere simile: meno parole, meno sfumature, meno capacità di esprimere pensieri complessi.

La Neolingua non deve essere imposta dall’alto. Può emergere dal basso, dalla pigrizia, dalla velocità, dalla preferenza per l’immagine sulla parola. Il risultato — una lingua impoverita che impoverisce il pensiero — è lo stesso.

Il confessionale

Scrivo questo post e mi chiedo: sto usando la lingua con precisione? Sto scegliendo le parole giuste? O sto scivolando nell’approssimazione, nel gergo, nella Neolingua spontanea della comunicazione digitale?

Orwell ci ha insegnato che la lingua è un campo di battaglia. Ogni parola che usiamo è una scelta politica. Ogni parola che perdiamo è una vittoria per chi vuole che pensiamo di meno.

La Neolingua è finzione. Ma la lotta per il linguaggio è reale.

«Non capisci che lo scopo principale a cui tende la Neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero?»

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