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I Parsons: la famiglia perfetta

I Parsons: la famiglia perfetta

Tom Parsons è il vicino di Winston. È grasso, sudato, entusiasta. Partecipa a tutte le attività del Partito con zelo infantile. È, in altre parole, l’opposto di Winston.

Ma sono i suoi figli a terrorizzare.

I piccoli mostri

I figli di Parsons — un maschio e una femmina, entrambi membri delle Spie — sono descritti con un’intensità che rasenta l’orrore. Urlano, saltano, giocano alla guerra. Si lamentano perché non possono andare a vedere un’impiccagione pubblica.

Quando Winston entra nell’appartamento dei Parsons, i bambini lo accusano immediatamente di essere una spia dell’Eurasia. Gli puntano contro pistole giocattolo. Lo chiamano “traditore”.

È un gioco, certo. Ma è anche un addestramento. Questi bambini stanno imparando a denunciare, a sospettare, a odiare. E lo stanno imparando così bene che diventa una seconda natura.

L’educazione totalitaria

Il Partito ha capito una cosa fondamentale: non basta controllare gli adulti. Bisogna formare i bambini.

Le Spie — l’organizzazione giovanile del Partito — trasformano i bambini in informatori. Li addestrano a sorvegliare i genitori, a riferire ogni comportamento sospetto, a mettere la lealtà al Partito sopra ogni legame familiare.

È un’inversione radicale dell’ordine naturale. I genitori dovrebbero proteggere i figli. Qui sono i figli a minacciare i genitori.

Mrs. Parsons vive nel terrore dei propri bambini. Lo confessa a Winston, quasi sottovoce: ha paura di quello che potrebbero fare. Di quello che potrebbero dire.

La profezia che si avvera

Più avanti nel romanzo, Winston incontra Parsons in prigione. È stato arrestato. E indovinate chi l’ha denunciato?

Sua figlia.

L’ha sentito parlare nel sonno. Ha detto “Abbasso il Grande Fratello”. E la bambina, fedele al suo addestramento, l’ha denunciato alla Psicopolizia.

La cosa più agghiacciante? Parsons è orgoglioso. “È stata brava, vero?”, dice a Winston. “Non l’avrei mai scoperto da solo. Non ero cosciente di farlo.”

È grato. Grato alla figlia che l’ha mandato nei campi di lavoro, probabilmente alla morte. Perché il Partito viene prima di tutto. Anche prima dell’istinto di sopravvivenza.

L’amore rovesciato

Orwell sta descrivendo qualcosa di profondamente disturbato: l’amore familiare trasformato in strumento di controllo.

I regimi totalitari hanno sempre usato i bambini come arma. Li hanno incoraggiati a denunciare i genitori, a mettere l’ideologia sopra il sangue. L’Unione Sovietica celebrava Pavlik Morozov, il bambino che aveva denunciato il padre. La Cina della Rivoluzione Culturale vedeva i figli umiliare pubblicamente i genitori.

Non è fantascienza. È storia.

I nostri piccoli guardiani

Oggi non abbiamo le Spie. Ma abbiamo generazioni cresciute con la sorveglianza come normalità. Bambini che postano ogni momento della loro vita, che si filmano costantemente, che non conoscono il concetto di privacy.

Non li stiamo addestrando a denunciare. Li stiamo addestrando a esporsi. A vivere come se fossero sempre osservati. A considerare la trasparenza totale come la norma.

È diverso dalla distopia di Orwell. Ma è davvero meno inquietante?

«Quasi tutti i bambini, a quanto pare, erano orribili. Ma la cosa peggiore era che, attraverso organizzazioni come le Spie, venivano trasformati in piccoli selvaggi incorreggibili.»

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