Nel negozio di Mr. Charrington, Winston trova un oggetto che lo ossessiona: un fermaglio di vetro con dentro un pezzo di corallo rosa.
È un oggetto inutile. Non serve a niente. È solo bello.
E proprio per questo è sovversivo.
L’economia della scarsità
Nel mondo di 1984, tutto è funzionale. Le Residenze della Vittoria sono brutte ma utilizzabili. Il Gin della Vittoria è disgustoso ma inebria. Le Sigarette della Vittoria fanno schifo ma si fumano.
La bellezza non ha posto in questo mondo. Non perché sia proibita esplicitamente, ma perché è irrilevante. Il Partito non produce oggetti belli. Non ne ha bisogno. Il bello non serve al potere.
Il fermaglio di corallo è un relitto di un’altra epoca. Un tempo in cui le persone creavano cose belle per il solo piacere di guardarle. Un tempo che Winston non ha mai conosciuto, ma di cui sente la mancanza.
Il desiderio proibito
Winston compra il fermaglio sapendo che è un rischio. Lo tiene nella stanza sopra il negozio, lo guarda quando è con Julia. È un oggetto del passato, un frammento di un mondo perduto.
Ma è anche qualcosa di più. È la prova che la bellezza può esistere. Che non tutto deve essere utile. Che c’è valore nelle cose inutili.
In un mondo totalitario, questo è un pensiero pericoloso. Perché se ammetti che la bellezza ha valore in sé, allora ammetti che esistono valori al di fuori del Partito. E questo è l’inizio dell’eresia.
Il corallo nel vetro
C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fermaglio. Il corallo è intrappolato nel vetro. Preservato, ma anche imprigionato. Protetto, ma anche inaccessibile.
Come Winston e Julia nella loro stanza. Come ogni momento di felicità nel mondo di 1984. Sempre circondato, sempre sotto vetro, sempre a rischio di infrangersi.
E infatti si infrange. Quando la Psicopolizia irrompe nella stanza, qualcuno lancia il fermaglio contro il camino. Il vetro esplode. Il corallo — piccolo, rosa, fragile — rotola sul tappeto.
“Com’è piccolo!”, pensa Winston. “Com’è sempre stato piccolo!”
La fine della bellezza
Quel momento è devastante non perché Winston venga arrestato — sapevamo che sarebbe successo — ma perché la bellezza viene distrutta così casualmente. Con un gesto annoiato. Senza nemmeno rendersene conto.
Il fermaglio non significava niente per la Psicopolizia. Era solo un pezzo di vetro. Ma per Winston era tutto: la prova che un altro mondo era possibile, che la bellezza poteva esistere, che c’era qualcosa oltre il grigiore infinito dell’Oceania.
E ora non c’è più.
La bellezza resiste?
Scrivo questo post circondato di oggetti belli. Libri con copertine eleganti. Una tazza di caffè con un design gradevole. Luce che entra dalla finestra.
Non ci penso mai. La bellezza, nel mio mondo, è così abbondante da essere invisibile. Così comune da non sembrare un privilegio.
Ma forse dovrei pensarci di più. Forse la bellezza inutile — quella che non serve a niente, che non aumenta la produttività, che non genera engagement — è più preziosa di quanto crediamo.
Il Partito l’aveva capito. Per questo la distruggeva.
«Il fermaglio era la stanza, e la stanza era il fermaglio. Il corallo era la vita di Julia e la sua, fissata in una sorta di eternità nel cuore del cristallo.»



