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L’obsolescenza programmata e i buchi della memoria

L'obsolescenza programmata e i buchi della memoria

Nel Ministero della Verità, i documenti obsoleti vengono gettati nei “buchi della memoria”. Tubi pneumatici che portano la carta alla fornace. Quello che entra nel buco della memoria cessa di esistere. Non è mai esistito.

I miei vecchi iPhone finiscono in un cassetto. Poi in una scatola. Poi, prima o poi, in discarica.

Il meccanismo è diverso. L’effetto è stranamente simile.

La morte programmata

Apple non uccide i vecchi prodotti con la violenza. Li uccide con gli aggiornamenti.

iOS 17 non supporta iPhone 8. L’ultima versione di macOS non gira sui Mac del 2015. Le app smettono di funzionare. I servizi diventano incompatibili. Il dispositivo che funzionava perfettamente ieri oggi è “obsoleto”.

Non è un complotto. È un modello di business. Ma il risultato è lo stesso: ciò che era nuovo diventa vecchio, ciò che era vecchio diventa inutilizzabile, ciò che era inutilizzabile scompare.

Il Partito e Apple: due approcci, stesso obiettivo

Il Partito di 1984 vuole che tu dimentichi il passato. Vuole che tu creda che le cose siano sempre state come sono ora. Riscrive la storia per eliminare ogni alternativa.

Apple vuole che tu dimentichi i vecchi prodotti. Vuole che tu creda che il nuovo sia sempre migliore del vecchio. Rende obsoleto il passato per eliminare ogni alternativa all’acquisto del nuovo.

Il Partito usa i buchi della memoria. Apple usa i cicli di aggiornamento.

Entrambi producono lo stesso effetto: un presente eterno, senza storia, senza alternative.

L’ucronia come resistenza

Ed ecco dove Ucronia: Cupertino diventa interessante.

Gobbo disseppellisce il passato. Inventa prodotti che non sono mai esistiti, certo — ma nel farlo, ci ricorda che esistevano alternative. Che la storia avrebbe potuto andare diversamente. Che il presente non era inevitabile.

WindOS 1995: un sistema operativo Apple più aperto. WozOS 1985: un computer diverso. iPod Phone 2002: uno smartphone sei anni prima dell’iPhone.

Sono fantasie, ovviamente. Ma sono fantasie che rompono l’incantesimo del “è sempre stato così”.

Il diritto di ricordare

Winston scrive il suo diario per ricordare. Per mantenere un legame con il passato, con la verità, con se stesso.

Tenere un vecchio iPhone in un cassetto è la stessa cosa? Probabilmente no. È più nostalgia che resistenza.

Ma c’è qualcosa di sovversivo nel ricordare che esistevano alternative. Nel rifiutare la narrativa del “progresso inevitabile”. Nel chiedersi: era davvero necessario?

Ucronia: Cupertino fa esattamente questo. Mostra che la storia avrebbe potuto essere diversa. Che le scelte di Apple non erano inevitabili. Che il presente è solo una delle possibilità.

È un atto di memoria in un mondo che vuole che dimentichiamo.

Il confessionale

Il mio iPhone 6 è in un cassetto. Non lo accendo da anni. Probabilmente non funzionerebbe più — non perché sia rotto, ma perché è stato reso obsoleto.

Ogni tanto penso di buttarlo. Ogni tanto penso di tenerlo come relitto, come prova che esisteva un’alternativa al presente.

Il Partito direbbe: gettalo nel buco della memoria. Non è mai esistito.

Apple direbbe: è tempo di un upgrade.

Io dico: forse dovremmo smettere di buttare le cose così in fretta.

«Quello che entra nel buco della memoria cessa di esistere. Non è mai esistito.»George Orwell, 1984

«Il tuo dispositivo non è più supportato.» — Qualsiasi notifica Apple su hardware vecchio di quattro anni

Due modi di dire la stessa cosa: il passato non conta. Solo il presente — il nostro presente — è reale.

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