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Charrington: la spia che non era (o il diritto di reinventare)

Charrington: la spia che non era (o il diritto di reinventare)

Nella Nota dell’Autore, Pozzi fa una confessione che mi ha fatto sorridere: “Charrington, nel romanzo originale, è una spia della Psicopolizia. Qui ho scelto di reinventarlo come ciò che finge di essere: un custode del passato. È una licenza narrativa, non un errore.”

Non un errore. Una scelta.

E che scelta.

Il traditore originale

In 1984, Charrington è uno dei colpi di scena più devastanti. Il vecchio rigattiere gentile, quello che affitta a Winston e Julia la stanza sopra il negozio, quello che recita filastrocche dimenticate e vende fermacarte di vetro — è un agente della Psicopolizia. Ha sessant’anni ma ne dimostra trentacinque quando si toglie la maschera. Ha sempre saputo. Ha sempre guardato.

È un tradimento che funziona perché Orwell ci ha fatto innamorare di quel personaggio. Volevamo che fosse vero. Volevamo che esistesse un luogo sicuro, un vecchio che ricordava, un frammento di mondo pre-rivoluzionario.

E invece no.

Il custode reinventato

L’autore de L’estetica del silenzio fa una cosa coraggiosa: ci ridà quel Charrington che volevamo. Non per ingenuità, ma per necessità narrativa.

Nel racconto, Charrington è davvero quello che sembra: un vecchio che parla per proverbi, che custodisce oggetti del passato, che regala il fermacarte a Syme con parole che sembrano uscite da un libro di fiabe. “Chi salva una parola, salva un mondo.”

E soprattutto: Charrington salva parole anche lui.

Il foglietto che consegna a Syme contiene una definizione — “Respiro” — scritta con la stessa cura delle voci del Dizionario delle Ombre. Charrington non è solo un alleato: è un predecessore. Prima di Syme, qualcun altro ha resistito.

Perché funziona

In un primo momento, ho pensato che fosse una scelta troppo facile. Un Charrington buono è un Charrington meno interessante, no?

Poi ho capito.

Il Charrington di Orwell ci insegna che non ci si può fidare di nessuno. È una lezione vera, importante, devastante. Ma è anche una lezione che paralizza.

Il Charrington di Pozzi ci insegna qualcos’altro: che la resistenza ha una storia. Che prima di noi altri hanno lottato. Che non siamo i primi e non saremo gli ultimi.

È la differenza tra la disperazione e la speranza. Orwell sceglie la disperazione perché vuole avvertirci: guardate dove porta il totalitarismo. L’autore sceglie la speranza perché vuole mostrarci qualcos’altro: guardate cosa sopravvive nonostante tutto.

I prolet cantano ancora

C’è un momento bellissimo nel racconto. Syme esce dal negozio di Charrington e sente una donna che culla un bambino con una ninna nanna “senza parole, solo melodia.”

I prolet cantano ancora. I prolet ricordano ancora.

È lo stesso tema di 1984 — Winston è ossessionato dai prolet, dalla loro vitalità, dalla loro memoria inconsapevole — ma qui assume un tono diverso. Non è più un sogno impossibile. È una realtà sotterranea, resistente, viva.

“Il Partito pensa di aver cancellato il passato,” dice Charrington. “Ma il passato non vive nei libri. Vive nelle voci. E le voci non si bruciano.”


«Chi salva una parola, salva un mondo.»


Il Controllo del Passato: FAQ sull’Inganno di Charrington

Domande Frequenti sulla Riprogrammazione della Memoria

Chi rappresenta davvero Mr. Charrington nell’universo distopico di Orwell?

Charrington non è solo una spia della Psicopolizia; è il simbolo del potere che si appropria della nostalgia. Infiltrandosi nel desiderio di Winston di recuperare il passato attraverso oggetti antichi, Charrington dimostra che nel totalitarismo non esiste rifugio sicuro: anche il collezionismo e la memoria storica sono strumenti di sorveglianza e “armonizzazione” forzata.

Perché il diritto di reinventare il passato è negato nei regimi descritti da Stanza101™?

Come evidenziato nell’analisi, il potere assoluto richiede il monopolio sul tempo. Se l’individuo avesse il diritto di reinventare o preservare la propria storia (come tentato con il “Dizionario delle Ombre”), il regime perderebbe la capacità di manipolare il presente. Charrington distrugge l’antiquariato perché il passato deve essere cenere, pronta a essere modellata secondo le esigenze del Partito.

Qual è il legame tra la figura del rigattiere e il concetto di “Democrazia Low Cost”?

In una “Democrazia Low Cost”, il controllo non passa sempre per la forza bruta, ma per l’illusione di una libertà di scelta. Charrington offre a Winston l’illusione di uno spazio privato e di oggetti autentici, proprio come i moderni sistemi di controllo offrono simulacri di libertà per indurre l’individuo a esporsi volontariamente e a farsi catalogare.

In che modo il tradimento di Charrington riflette l’estetica del silenzio?

Il silenzio di Charrington per gran parte del romanzo è un’arma. Rappresenta l’osservazione invisibile che precede la cancellazione dell’identità. In un mondo ucronico o distopico, il silenzio non è assenza di rumore, ma lo spazio in cui il potere attende che la vittima si condanni da sola, manifestando i propri pensieri proibiti.

Cosa insegna Stanza101™ riguardo alla caduta di Winston nel negozio di antiquariato?

L’insegnamento è brutale: l’autenticità è la prima vittima del potere. Il negozio di Charrington è una trappola semantica dove la bellezza del passato è usata come esca. Leggere queste analisi su Stanza101™ serve a sviluppare gli anticorpi contro chi, ancora oggi, promette “ritorni all’ordine” o “paradisi nostalgici” solo per esercitare una riprogrammazione più profonda dell’individuo.

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