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ALGOSPEAK

Classe Sistema linguistico / Resistenza adattiva

Livello di diffusione Epidemico


Definizione

Linguaggio in codice sviluppato dagli utenti dei social media per evitare la censura automatica degli algoritmi di moderazione. Le parole “proibite” vengono sostituite con omofoni, simboli o termini inventati. È Neolingua dal basso — non imposta dal Partito, ma emersa dalla sorveglianza.

Origine del termine

Gli algoritmi di moderazione cercano parole chiave. Se le trovano, il contenuto viene rimosso, nascosto, demonetizzato. Non capiscono il contesto: un video sulla prevenzione del suicidio viene censurato come uno che lo incita.

E così gli utenti si adattano:

  • “Unalive” invece di suicide
  • “Seggs” invece di sex
  • “Le dollar bean” invece di lesbian
  • “Accountant” invece di sex worker
  • “Corn” invece di porn
  • “Nip nops” invece di… hai capito.

Il termine “algospeak” si diffonde nei primi anni 2020, ma la pratica preesiste al nome.

Evoluzione del concetto

Prima fase — L’algoritmo impara le parole proibite. Gli utenti le evitano.

Corsa agli armamenti — Quando l’algoritmo impara un codice, il codice cambia. “Seggs” diventa “segsy” diventa emoji.

Internalizzazione — Gli utenti iniziano a usare algospeak automaticamente, anche quando non necessario. L’autocensura precede la censura.

Costo linguistico — Il linguaggio si impoverisce. Argomenti importanti diventano impossibili da discutere direttamente. La macchina modella il pensiero.

«Parliamo in codice perché le macchine ascoltano. Le macchine non capiscono. Noi ci capiamo — per ora.»

Sintomi nel presente

Come riconoscere l’algospeak nella tua comunicazione:

Automatismo Usi termini in codice automaticamente, anche fuori dai social, anche parlando.

Incertezza lessicale Non sai più quali parole sono “sicure”. Tutto potrebbe essere bannabile.

Autocensura preventiva Ti censuri prima ancora di verificare se una parola è problematica. Il dubbio basta.

Linguaggio rischioso Percepisci il linguaggio diretto come rischioso. Essere espliciti è pericoloso.

Argomenti impossibili Fai fatica a discutere certi temi perché le parole chiave sono “bannate”.

Sorveglianza costante Senti di parlare sempre sotto sorveglianza — e adatti il linguaggio di conseguenza.

Nota clinica

Syme lavorava alla Neolingua riducendo il vocabolario per rendere impossibile il pensiero eretico. “Non vedi che lo scopo della Neolingua è ridurre la portata del pensiero?”

L’algospeak è Neolingua dal basso. Non imposta da un Ministero, ma emersa spontaneamente dalle condizioni di sorveglianza. Il risultato è simile: un linguaggio impoverito, codificato, inadatto a esprimere la complessità dell’esperienza umana.

Ma c’è una differenza cruciale: l’algospeak è resistenza, non sottomissione. Ogni “le dollar bean” è un dito medio alzato all’algoritmo. È la creatività umana che trova scappatoie nelle maglie della sorveglianza — almeno finché le maglie non si restringono di nuovo.

Nella collana Stanza101

L’estetica del silenzio La Neolingua elimina le parole; l’algospeak le traveste. Sono strategie opposte con effetti simili: in entrambi i casi, il linguaggio perde trasparenza, il significato si nasconde, la comunicazione diretta diventa impossibile o pericolosa.

Il Dizionario delle Ombre Il dizionario clandestino di Syme conserva le parole che la Neolingua cancella. L’algospeak è il suo opposto: non conserva — maschera. Ma entrambi sono tentativi di mantenere il linguaggio vivo sotto il controllo.

Letture di approfondimento

Ryan Broderick, Garbage Day (newsletter)

Taylor Lorenz, reporting su TikTok e moderazione (Washington Post)

Tarleton Gillespie, Custodians of the Internet (2018)


«L’algoritmo pensa di aver vinto. Ma “le dollar bean” sorride.»


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