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ASTROTURFING

Classe Tecnica di manipolazione dell’opinione

Livello di diffusione Sistematico


Definizione

Creazione artificiale di campagne che simulano movimenti spontanei di base (grassroots). Il nome deriva da “AstroTurf”, marca di erba sintetica: come l’erba finta sembra vera ma non lo è, l’astroturfing simula consenso popolare inesistente. Non è che la gente chiede X — è che qualcuno paga perché sembri che la gente chieda X.

Origine del termine

Il termine fu coniato dal senatore americano Lloyd Bentsen nel 1985, riferendosi a campagne di lettere apparentemente spontanee che in realtà erano organizzate da lobby. Da allora, l’astroturfing si è sofisticato: bot sui social, recensioni false, “esperti” finanziati, hashtag artificiali, finte associazioni di cittadini.

L’obiettivo è sempre lo stesso: far sembrare grassroots ciò che è top-down.

Evoluzione del concetto

Era pre-digitale — Lettere ai giornali organizzate, “associazioni di cittadini” finanziate da aziende, manifestazioni pagate. Richiede risorse significative.

Web 1.0 — Commenti falsi, forum manipolati, siti che simulano attivismo. Più economico, ma ancora laborioso.

Social media — Esplosione dell’astroturfing: bot che twittano, troll farm, account falsi che sembrano persone vere. La scala diventa industriale.

AI generativa — Testi, commenti, recensioni generati automaticamente e indistinguibili da quelli umani. L’astroturfing diventa infinitamente scalabile.

«La forma più sofisticata di propaganda non è dire bugie — è far sembrare che tutti credano ciò che vuoi far credere.»

Sintomi nel presente

Come riconoscere l’astroturfing nella vita quotidiana:

Hashtag improvvisi Un hashtag appare dal nulla, trending in poche ore, poi scompare. I primi account a usarlo hanno pochi follower e pattern sospetti.

Recensioni troppo simili Prodotti con centinaia di recensioni a 5 stelle, scritte con linguaggio simile, da account creati di recente.

Cittadini “spontanei” Persone “normali” che appaiono ai talk show, scrivono lettere, intervengono alle assemblee — ma risultano legate a gruppi di interesse.

Associazioni sconosciute Gruppi con nomi rassicuranti (“Cittadini per il Progresso”, “Associazione Consumatori Consapevoli”) che promuovono interessi specifici.

Esperti opportuni “Studi indipendenti” e “esperti” che sostengono posizioni che coincidono con gli interessi di chi li finanzia.

Consenso improvviso Su temi controversi, all’improvviso “tutti” sembrano d’accordo. Troppo in fretta, troppo uniformemente.

Nota clinica

L’astroturfing è particolarmente insidioso perché sfrutta la legittimità della voce popolare. In democrazia, “la gente vuole X” è un argomento potente. L’astroturfing lo falsifica — ma la falsificazione è difficile da provare.

C’è un effetto moltiplicatore: l’astroturfing influenza la spirale del silenzio. Se sembra che tutti siano d’accordo, chi dissente tace. L’opinione artificiale diventa opinione reale perché sopprime l’espressione delle alternative.

I social media avrebbero dovuto democratizzare la voce — e in parte l’hanno fatto. Ma hanno anche industrializzato la fabbricazione del consenso. Chiunque con risorse sufficienti può simulare un movimento di massa. E distinguere il vero dal falso diventa sempre più difficile.

Nella collana Stanza101

Democrazia Low Cost di Mario Burri Il PCA non ha bisogno di astroturfing esplicito: il sistema stesso produce consenso apparente. La classifica mostra migliaia di utenti che partecipano entusiasticamente — ma quanti lo fanno per convinzione e quanti per mancanza di alternative? Il consenso è coatto, non fabbricato — ma l’effetto è simile.

1984 di George Orwell I “Due Minuti d’Odio” sono astroturfing di stato: un’emozione apparentemente spontanea (l’odio per Goldstein) che in realtà è programmata, orchestrata, obbligatoria. Il Partito non simula il consenso — lo impone. Ma l’effetto di uniformità è lo stesso.

L’estetica del silenzio Il lavoro sulla Neolingua è meta-astroturfing: non si tratta di far sembrare che tutti siano d’accordo, ma di rendere impossibile il disaccordo. Quando le parole per dissentire non esistono, il consenso è totale — e genuino, in un certo senso terrificante.

Letture di approfondimento

Renée DiResta, Invisible Rulers (2024)

Whitney Phillips e Ryan Milner, You Are Here (2021)

Noam Chomsky e Edward S. Herman, La fabbrica del consenso (1988)


«Il consenso fabbricato è indistinguibile dal consenso reale — tranne che per chi lo fabbrica.»


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