Classe Sindrome da esaurimento professionale
Livello di diffusione Epidemico
Definizione
Stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da stress lavorativo prolungato e non gestito. Non è semplice stanchezza (che il riposo risolve) né depressione (che ha altre cause): è il punto in cui le risorse interne si esauriscono di fronte a richieste che non diminuiscono. L’OMS l’ha riconosciuto ufficialmente come sindrome occupazionale nel 2019.
Origine del termine
Il termine burnout (bruciare fino a consumarsi) fu coniato dallo psicologo Herbert Freudenberger nel 1974, inizialmente riferito ai volontari delle free clinics che si consumavano emotivamente. La psicologa Christina Maslach sviluppò poi il concetto identificando tre dimensioni: esaurimento emotivo, depersonalizzazione (cinismo), ridotta realizzazione personale.
Da condizione di “professioni d’aiuto” è diventato epidemia generale.
Evoluzione del concetto
1970s — Burnout identificato in professioni “caring”: medici, infermieri, assistenti sociali, insegnanti. Chi dà troppo a troppi per troppo tempo si consuma.
2000s — L’estensione all’economia della conoscenza: il lavoro cognitivo ed emotivo non ha “fine giornata”. Sei sempre raggiungibile, sempre “on”.
2010s — Burnout millennial: una generazione cresciuta nella precarietà, formata a “seguire le proprie passioni”, finita in lavori precari che richiedono comunque dedizione totale.
2020s — Pandemia + remote work + “hustle culture” = burnout sistemico. Non è più eccezione — è condizione di default.
«Il burnout non è il prezzo del successo. È il prezzo di un sistema che richiede sempre di più dando sempre di meno.»
Sintomi nel presente
Come riconoscere il burnout nella vita quotidiana:
☐ Esaurimento cronico Non la stanchezza normale che il weekend risolve. Una stanchezza che il riposo non tocca. Svegliarsi stanchi.
☐ Cinismo crescente Inizi a odiare il lavoro che amavi. I colleghi ti irritano. I clienti ti disgustano. Tutto sembra inutile.
☐ Inefficacia Lavori di più, produci di meno. La concentrazione cala. Gli errori aumentano. Ti senti incompetente.
☐ Distacco Non ti importa più. Non del lavoro, non delle persone, non di te stesso. L’apatia come protezione.
☐ Sintomi fisici Mal di testa, insonnia, problemi digestivi, sistema immunitario compromesso. Il corpo segnala ciò che la mente nega.
☐ Perdita di confini Il lavoro invade tutto: il sonno (pensi al lavoro), il weekend (lavori), le vacanze (sei raggiungibile). Non c’è più “fuori”.
Nota clinica
Il burnout viene spesso trattato come problema individuale: “gestisci meglio lo stress”, “fai mindfulness”, “work-life balance”. Ma il burnout è sistemico: è la risposta razionale di un organismo a richieste irragionevoli.
Maslach identifica sei cause organizzative del burnout: carico di lavoro eccessivo, mancanza di controllo, ricompense insufficienti, comunità assente, iniquità percepita, conflitto di valori. Nessuna è risolvibile individualmente.
Mark Fisher collegava il burnout al capitalismo: l’ingiunzione a essere costantemente produttivi, positivi, disponibili produce soggetti esauriti che si incolpano del proprio esaurimento. Il burnout è personale nel sintomo, politico nella causa.
Nella collana Stanza101
Democrazia Low Cost di Mario Burri Il PCA produce una forma di burnout civico: la richiesta costante di engagement, di rispondere ai quiz, di accumulare crediti, di non perdere posizioni. Marco non si consuma per il lavoro — si consuma per la cittadinanza. La compliance è esauriente.
1984 di George Orwell Winston non soffre di burnout nel senso moderno — soffre di oppressione. Ma c’è un parallelo: la richiesta di performance emotiva costante (entusiasmo per il Partito) produce esaurimento mascherato. Il facecrime punisce chi mostra la stanchezza.
L’estetica del silenzio Syme è l’opposto del burnout: troppo energico, troppo entusiasta, troppo impegnato. Ma è una forma di negazione? Il suo engagement maniacale potrebbe essere la maschera di qualcosa — o forse no. È questo che lo rende inquietante.
Letture di approfondimento
Christina Maslach e Michael Leiter, The Truth About Burnout (1997)
Anne Helen Petersen, Can’t Even: How Millennials Became the Burnout Generation (2020)
Franco “Bifo” Berardi, La fabbrica dell’infelicità (2001)
«Il burnout non è il segno che stai lavorando troppo. È il segno che il sistema chiede più di quanto sia possibile dare.» — Christina Maslach