Classe Inganno progettuale
Livello di diffusione Ubiquitario
Definizione
Interfaccia utente deliberatamente progettata per ingannare, manipolare o costringere gli utenti a compiere azioni non nel loro interesse: iscrizioni non volute, acquisti accidentali, condivisioni inconsapevoli di dati. Non è cattivo design — è design cattivo: intenzionale, studiato, ottimizzato per il profitto a danno dell’utente.
Origine del termine
Il termine dark pattern fu coniato dallo UX designer britannico Harry Brignull nel 2010, insieme al sito darkpatterns.org (oggi deceptive.design) che cataloga e denuncia le tecniche manipolative. Brignull identificò una tassonomia di inganni: Roach Motel (entri facile, esci impossibile), Trick Questions (domande formulate per confondere), Hidden Costs (costi nascosti rivelati alla fine), e molti altri.
I dark pattern sono l’opposto del “buon design”: mentre questo cerca di aiutare l’utente a raggiungere i suoi obiettivi, i dark pattern cercano di fargli raggiungere gli obiettivi dell’azienda.
Evoluzione del concetto
1950s — Supermercati inventano il design manipolativo: prodotti essenziali in fondo, dolci alle casse, scaffali organizzati per massimizzare gli acquisti d’impulso. Il dark pattern analogico.
2010s — Web e app perfezionano la tecnica con A/B testing: ogni variante viene testata su milioni di utenti, sopravvive quella che genera più conversioni. L’inganno viene ottimizzato algoritmicamente.
2020s — Regolamentazione. Il GDPR vieta i dark pattern per il consenso ai cookie — ma la definizione è ambigua, l’enforcement lento, le aziende creative. Il “rifiuta tutti” è sempre più piccolo, grigio, nascosto.
«I dark pattern non sono bug. Sono feature.»
Sintomi nel presente
Come riconoscere i dark pattern nella vita quotidiana:
☐ Il pulsante mancante “Annulla abbonamento” è introvabile. “Iscriviti” è enorme. La disimmetria è deliberata.
☐ Confirm-shaming Per rifiutare un’offerta devi cliccare su “No, preferisco pagare il prezzo pieno” o “No grazie, non mi interessa risparmiare”. La vergogna come UX.
☐ Scarcity fasulla “Solo 2 posti rimasti!” “Altre 7 persone stanno guardando!” “Offerta valida per 00:59:47!” L’urgenza è quasi sempre artificiale.
☐ Costi nascosti Il prezzo mostrato inizialmente non include tasse, commissioni di servizio, “contributi obbligatori”. Li scopri al checkout.
☐ Opt-out impossibile Per rifiutare i cookie devi cliccare 47 volte. Per accettarli, una volta. La scelta esiste — ma è asimmetrica.
☐ Iscrizioni automatiche Il periodo di prova gratuita richiede la carta di credito. Dimentichi di cancellare. Loro contano su questo.
Nota clinica
I dark pattern sono l’architettura fisica della manipolazione digitale. Non si tratta di “utenti poco attenti” — si tratta di sistemi progettati per sfruttare bias cognitivi, fretta, disattenzione, stanchezza. Team di designer e psicologi lavorano per trovare il punto esatto in cui puoi essere ingannato senza che te ne accorga — o senza che tu possa dimostrarlo.
La difesa individuale è quasi impossibile: dovresti esaminare ogni interfaccia, ogni termine di servizio, ogni checkbox. Non hai il tempo. Loro sì.
I dark pattern sono la microerosione quotidiana dell’autonomia. Piccoli, invisibili, cumulativi. Alla fine, l’esperienza online diventa un campo minato — e smettiamo di sorprenderci quando esplodiamo.
Nella collana Stanza101
Democrazia Low Cost di Mario Burri L’intera interfaccia del PCA è un dark pattern civico: il percorso verso la conformità è fluido, gamificato, piacevole. Il percorso verso l’uscita (Articolo 47 comma 3) è sepolto, illeggibile, dissuasivo. Marco Ferretti non legge mai le condizioni — come tutti noi.
Ucronia:Cupertino di Gabriele Gobbo Apple viene spesso celebrata per il “buon design” — ma anche il walled garden è un dark pattern su scala ecosistemica: entrare è facile, uscire è costoso, scomodo, quasi impensabile.
1984 di George Orwell Il Partito non aveva bisogno di dark pattern: aveva la Psicopolizia. Ma c’è un’analogia: la Neolingua è un dark pattern linguistico. La struttura stessa del linguaggio ti impedisce di pensare certi pensieri — senza che tu te ne accorga.
Letture di approfondimento
Harry Brignull, Deceptive Design (deceptive.design)
Natasha Dow Schüll, Addiction by Design (2012)
Cass R. Sunstein, Nudge (2008) — per la versione “benevola” (e i suoi limiti)
«L’interfaccia è politica. Ogni pixel è una scelta di potere.»