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Il ding che ti rende complice: quando la gamification diventa la nuova Neolingua

Il ding che ti rende complice: quando la gamification diventa la nuova Neolingua

Ho una confessione da fare. La prima volta che ho sentito il suono di una notifica—quel ding breve, cristallino, progettato da qualcuno che conosce esattamente quali frequenze attivano i centri del piacere nel cervello umano—non ho pensato alla dopamina. Non ho pensato al condizionamento comportamentale. Ho pensato: che soddisfazione.

Marco Ferretti, il protagonista di Democrazia Low Cost di Mario Burri, fa la stessa cosa. Risponde a un quiz sul diritto d’autore, sente il ding, e qualcosa si rilassa dentro di lui. Ha fatto bene. Il sistema lo ha confermato. È dalla parte giusta.

Ed è qui che inizia il suo viaggio verso l’inferno.

Il quiz come confessionale

Nel mondo di Orwell, la Psicopolizia ti interrogava. Ti torturava. Ti costringeva a confessare crimini che non avevi commesso. Era brutale, visibile, inequivocabile.

Nel mondo di Burri — che poi è il nostro, appena spostato di qualche grado — nessuno ti interroga. Ti invitano a fare un quiz. Ti danno dei punti. Ti premiano con badge colorati e avanzamenti di livello. E tu confessi tutto, volontariamente, con entusiasmo.

Marco scarica un film coreano da un sito pirata. Riceve una multa automatica di duemila euro. Il sistema gli offre un’alternativa: il Programma Cittadinanza Attiva. Quiz educativi, crediti civici, riduzione della sanzione. Sembra ragionevole. Sembra gentile.

Ma cosa sta confessando davvero Marco, quiz dopo quiz?

Sta confessando che il sistema ha ragione. Che le regole sono giuste. Che lui era in errore. E ogni ding è un’assoluzione, una piccola grazia digitale che lo rende sempre più dipendente dal giudizio dell’algoritmo.

Syme avrebbe capito

Nel racconto L’estetica del silenzio, pubblicato sempre nella collana Stanza101™, Syme — il filologo della Neolingua — spiega a Winston Smith la bellezza della distruzione delle parole. “Alla fine,” dice, “renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno parole per esprimerlo.”

La gamification fa la stessa cosa, ma con i pensieri.

Non elimina le parole. Elimina l’impulso a usarle in modo critico. Perché pensare che il sistema sia ingiusto quando ogni risposta corretta produce una piccola scarica di piacere? Perché mettere in discussione le regole quando seguirle ti fa salire di livello?

Syme era un genio. Capiva perfettamente cosa stava facendo il Partito. Ed è per questo che è stato vaporizzato: era troppo intelligente.

Marco Ferretti non è un genio. È un uomo ordinario, con un mutuo, un figlio, una vita compressa tra obblighi finanziari e affettivi. Non capisce cosa gli sta succedendo. E proprio per questo sopravvive — anzi, prospera. Diventa Moderatore Civico. Ottiene badge dorati. Sale nella classifica regionale.

Il sistema non vaporizza più chi capisce troppo. Ha trovato un modo migliore: assicurarsi che nessuno voglia capire.

“La volontarietà non implica la facoltà di abbandono”

Questa frase, contenuta nel regolamento del Programma Cittadinanza Attiva, è la chiave di tutto il racconto. Leggila di nuovo, lentamente.

La volontarietà non implica la facoltà di abbandono.

È italiano, tecnicamente. Ma suona come qualcosa tradotto da una lingua che non prevede la libertà. Una lingua che ha eliminato il concetto stesso di scelta autentica, lasciando solo l’illusione di averla.

È Neolingua. È la stessa logica di “La guerra è pace” e “La libertà è schiavitù”. È il momento in cui il lettore dovrebbe fermarsi, chiudere il libro, uscire a respirare.

Ma Marco non si ferma. Non esce. Continua a fare quiz.

E forse — questa è la confessione più difficile — anche io avrei continuato.

«Un ding breve, cristallino, progettato da qualcuno che conosceva esattamente quali frequenze attivano i centri del piacere nel cervello umano.» — Mario Burri, Democrazia Low Cost

Chi controlla il ding controlla il futuro.

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