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Il Dizionario delle Ombre come manifesto politico

Il Dizionario delle Ombre come manifesto politico

Non è un vocabolario. È un atto di guerra.

Il Dizionario delle Ombre — il quaderno segreto che Syme compila nella Biblioteca degli Scarti — potrebbe sembrare un esercizio accademico. Un filologo che annota parole morte, come un entomologo che cataloga insetti estinti.

Ma ogni voce è una bomba.

L’anatomia di una definizione

Guardiamo come l’autore costruisce le voci del Dizionario. Non sono definizioni da vocabolario. Sono piccoli saggi, densi di implicazioni politiche.

Prendiamo “Gentilezza“:

Un tempo indicava nobiltà d’animo. Oggi, nel Ministero, è il nome del veleno che paralizza la lingua. La gentilezza del Partito non consola: anestetizza. Non abbraccia: soffoca. In Neolingua: psicofarmaco verbale, forma evoluta di controllo che non lascia lividi visibili.

Tre movimenti in poche righe: il significato originale, la perversione attuale, la traduzione in Neolingua. Ogni voce segue questo schema: etimologia, critica, denuncia.

Perché le parole contano

C’è un passaggio chiave in cui Syme spiega la logica della Neolingua: “Il Socing non ammetteva transizioni. Il mondo doveva essere binario: Vero o Falso, Buono o Malvagio, Nero o Bianco. La sfumatura era un crimine logico; era il luogo dove il dubbio poteva annidarsi.”

Ecco perché il Dizionario delle Ombre è un atto politico. Non salva parole per nostalgia: le salva perché sono strumenti di pensiero. Senza la parola “sfumatura”, non puoi pensare la sfumatura. Senza “nostalgia”, non puoi provare nostalgia.

È la tesi di Orwell portata alle estreme conseguenze: il linguaggio non descrive il pensiero, lo costituisce. Riduci le parole e riduci la mente.

Il dizionario come resistenza

Ma se il linguaggio costituisce il pensiero, allora salvare le parole è salvare la possibilità di pensare. Il Dizionario delle Ombre non è un archivio: è un arsenale.

Ogni voce è un’arma carica. Ogni definizione è una miccia pronta a esplodere nella mente di chi la legge. Il Partito può bruciare i libri, può riscrivere la storia, può vaporizzare le persone — ma se qualcuno conserva le parole, il pensiero può rinascere.

Le parole che mancano

C’è un esercizio che faccio spesso: cerco di pensare parole che usiamo sempre meno. Parole che stanno scomparendo dal linguaggio quotidiano, sostituite da termini più vaghi o più “sicuri”.

Verità diventa “la mia verità”. Giusto e sbagliato diventano “problematico” e “appropriato”. Bello diventa “esteticamente gradevole”. Coraggioso diventa “privilegiato”.

Non è Neolingua — non ancora. Ma è la stessa direzione. È l’erosione lenta delle distinzioni, la sostituzione della precisione con l’eufemismo, la cancellazione delle sfumature in nome del comfort.

Il Dizionario delle Ombre di Syme è un monito: fate attenzione alle parole che perdete. Sono pezzi di voi che state lasciando morire.


«Una parola che non esiste non può colpire nessuno. Ma non può nemmeno salvare nessuno.»


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