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Julia: l’amore come atto politico

Julia: l'amore come atto politico

La prima volta che Winston vede Julia, la odia. La odia perché è giovane, perché è bella, perché porta quella fascia scarlatta della Lega Giovanile Contro il Sesso. La odia perché rappresenta tutto ciò che il Partito vuole dalle donne: ortodossia, castità, delazione.

Poi Julia gli passa un biglietto. “Ti amo.”

E tutto cambia.

La ribelle del corpo

Julia non è interessata alla politica. Non legge il libro di Goldstein. Non si preoccupa della teoria del Partito o della natura del potere. Quando Winston le spiega il bipensiero, lei si addormenta.

Eppure Julia è più ribelle di Winston. Mentre lui scrive diari e sogna rivoluzioni impossibili, lei ha trovato un modo per vivere. Ha amanti. Compra al mercato nero. Ruba cioccolato vero dalla dispensa dei funzionari. Si trucca — un crimine gravissimo — e si mette profumo.

La ribellione di Julia è corporea, immediata, pragmatica. Non vuole abbattere il Partito. Vuole solo vivere come se il Partito non esistesse, almeno per qualche ora alla settimana, in una stanza sopra un negozio di antiquariato.

Il sesso come sovversione

Il Partito ha capito una cosa fondamentale: per controllare le persone, devi controllare i loro corpi. La sessualità è energia, è caos, è imprevedibile. Va incanalata, soppressa, trasformata in qualcos’altro.

Ecco perché esiste la Lega Giovanile Contro il Sesso. Ecco perché il matrimonio è un dovere verso il Partito, non un piacere personale. Ecco perché l’orgasmo è quasi un crimine.

Julia sovverte tutto questo semplicemente godendo. Ogni volta che fa l’amore con Winston, sta dicendo al Partito: non mi possiedi completamente. C’è una parte di me — il mio desiderio, il mio piacere — che ti sfugge.

È una ribellione limitata, certo. Non cambierà il mondo. Ma è reale. È tangibile. È qualcosa che Winston, con tutte le sue riflessioni intellettuali, non aveva mai sperimentato.

L’innocenza corrotta

Julia è nata e cresciuta sotto il Partito. Non ricorda un tempo diverso. Non ha nostalgia per un passato che non ha mai conosciuto. Per lei, il mondo è sempre stato così: teleschermi, Due Minuti d’Odio, Gin della Vittoria.

Eppure è riuscita a mantenere qualcosa di intatto. Un istinto, un appetito per la vita, una capacità di gioire che Winston ha perso da tempo. Quando dice “ti amo”, non sta facendo una dichiarazione romantica nel senso tradizionale. Sta dicendo: sei uno con cui posso essere me stessa.

C’è qualcosa di tragico in questo. Julia ha costruito una vita segreta, un piccolo spazio di libertà, all’interno di un sistema progettato per eliminare ogni spazio privato. E lo ha fatto senza teorie, senza ideologie, solo con l’istinto di sopravvivenza di chi vuole vivere.

Il tradimento

Sappiamo come finisce. Nella Stanza 101, Julia e Winston si tradiscono a vicenda. “Fatelo a Julia! Non a me! A Julia!”

È il momento più devastante del romanzo. Non perché il tradimento sia sorprendente — Orwell ci ha preparato per tutta la durata del libro — ma perché dimostra qualcosa di terribile sul potere.

L’amore non basta. La connessione umana non basta. Il Partito può spezzare qualsiasi legame, può trasformare l’amore in tradimento, può farti odiare la persona che ami.

Julia lo sapeva, in un certo senso. “Possono farti dire qualsiasi cosa”, dice a Winston, “ma non possono fartici credere. Non possono entrarti dentro.” Si sbagliava. Possono. E lo fanno.

Il realismo di Orwell

Julia è un personaggio controverso. Alcuni critici l’hanno accusata di essere superficiale, di essere solo un oggetto sessuale per Winston, di non avere profondità intellettuale.

Ma forse è proprio questo il punto. Julia rappresenta un tipo di resistenza diverso da quello di Winston. Meno nobile, forse. Meno teorico. Ma più concreto, più vivibile, più umano.

Winston vuole capire il Partito. Julia vuole solo sfuggirgli. Alla fine, nessuno dei due ci riesce. Ma almeno Julia ha vissuto, per un po’. Almeno ha avuto il cioccolato, il profumo, l’amore.

È poco. Ma in un mondo come quello di 1984, è tutto.

«Era una dichiarazione di tipo politico, non una manifestazione amorosa. Ma l’abbraccio che seguì fu un gesto di sfida, un colpo assestato al Partito. Era un atto politico.»

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