Ci sono luoghi che diventano miti.
In 1984, è la stanza sopra il negozio di Mr. Charrington. Un rifugio, un paradiso, uno spazio senza teleschermi dove Winston e Julia possono amarsi in libertà.
Nella mitologia di Apple, è il garage al 2066 di Crist Drive, Los Altos. Il luogo dove tutto è iniziato. Dove Jobs e Wozniak hanno costruito il primo computer. Dove è nata la rivoluzione.
Due stanze. Due miti. Due bugie?
Il garage che forse non era un garage
La storia del garage di Apple è stata raccontata mille volte. Due ragazzi, un sogno, un garage. Il mito fondativo del capitalismo americano: l’innovazione che nasce dal basso, dalla passione, dalla genialità individuale.
Peccato che sia in gran parte falso.
Wozniak ha ammesso che il garage era usato principalmente come ufficio. La vera produzione avveniva altrove. Il “garage” era già un mito mentre lo stavano vivendo — una storia che raccontavano a se stessi e agli altri per sembrare più romantici, più ribelli, più americani.
La stanza che era una trappola
La stanza di Mr. Charrington sembrava un rifugio. Niente teleschermi, mobili antichi, un letto dove fare l’amore. Winston ci va ogni volta che può, convinto di aver trovato un angolo di libertà in un mondo di oppressione.
Ma era una trappola. Mr. Charrington era un agente della Psicopolizia. Dietro la stampa sul muro c’era un teleschermo. Ogni momento di intimità era registrato, catalogato, pronto per essere usato contro di loro.
Il rifugio era la gabbia più sofisticata di tutte.
L’ucronia del garage
Ucronia: Cupertino non mette in discussione il mito del garage. Lo espande, lo ramifica, crea timeline alternative dove dal garage escono prodotti diversi, decisioni diverse, futuri diversi.
Ma il garage resta sacro. Intoccabile. Il punto di partenza di ogni narrazione.
Forse perché senza il garage, senza il mito fondativo, Apple è solo un’azienda. Una corporation come le altre. Non c’è magia in un consiglio di amministrazione.
I luoghi del potere
Sia 1984 che la mitologia Apple capiscono qualcosa di importante: i luoghi contano. Non per quello che sono, ma per quello che significano.
La stanza di Mr. Charrington significava libertà — ed era per questo che funzionava come trappola. Il garage di Los Altos significa ribellione — ed è per questo che funziona come giustificazione per qualsiasi cosa Apple faccia oggi.
“Veniamo dal garage. Siamo i ribelli. Siamo i buoni.”
Il Partito diceva qualcosa di simile: “Veniamo dalla Rivoluzione. Siamo i liberatori. Siamo i buoni.”
Il confessionale
Non sto dicendo che Apple sia il Partito. Non sto dicendo che Tim Cook sia il Grande Fratello.
Sto dicendo che i miti fondativi sono pericolosi. Che le storie che raccontiamo su noi stessi possono diventare trappole. Che il garage — vero o falso che sia — non giustifica nulla di quello che viene dopo.
Winston ha creduto alla stanza. Noi crediamo al garage.
Entrambe sono storie che qualcuno ci racconta per un motivo.
La domanda è: quale motivo?
«In fondo al corridoio c’era la stanza. La loro stanza.» — George Orwell, 1984
«Tutto è iniziato in un garage.» — Dalla mitologia Apple
Due stanze. Due miti. Due modi per farci credere a qualcosa che non è mai stato come ce lo raccontano.



