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La madre di Syme: memoria, poesia e trasmissione

La madre di Syme-memoria, poesia e trasmissione

Nel racconto, la madre di Syme compare solo nei ricordi. È stata “vaporizzata quando aveva undici anni.” Ma la sua ombra attraversa tutto il testo.

È lei che ha insegnato a Syme ad amare le parole.

Le poesie nella penombra

“Sua madre gli leggeva poesie proibite nella penombra della loro stanza comune.” È una scena che l’autore evoca più volte, sempre con la stessa delicatezza: la voce della madre che “indugiava sulle parole, assaporandole, dando loro tempo di risuonare.”

E soprattutto: un verso che Syme non capiva da bambino e che ora lo ossessiona. “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.”

È un proverbio banale. Ma in un mondo dove tutto è binario — dire o fare, vero o falso — quel “mezzo” diventa sovversivo. È lo spazio dell’umanità, il territorio che il Partito sta prosciugando.

La trasmissione interrotta

La madre di Syme è stata vaporizzata. Cancellata dagli archivi, dalle fotografie, dalla realtà ufficiale. Per il Partito, non è mai esistita.

Ma il Partito non può cancellare la voce che risuona nella memoria di un bambino. Non può bruciare i versi che una madre ha sussurrato a un figlio. Non può raggiungere quello spazio intimo dove il passato vive ancora.

È lo stesso tema che Orwell esplora con i prolet: la memoria orale, non scritta, sopravvive dove quella ufficiale viene riscritta. Le ninne nanne, i proverbi, le filastrocche — passano di bocca in bocca, di generazione in generazione, sfuggendo al controllo.

Il debito di Syme

C’è un momento in cui Syme capisce cosa sta facendo e perché. Seduto nella stanza dei frammenti d’arte, circondato dai resti della bellezza distrutta, pensa a sua madre.

“Il Partito aveva cancellato quella donna dagli archivi, ma non aveva potuto cancellare l’eco della sua voce nella memoria di suo figlio.”

Il Dizionario delle Ombre è un modo per onorare quel debito. Syme non può salvare sua madre, ma può fare quello che lei faceva: salvare le parole, passarle oltre, assicurarsi che qualcuno le senta ancora.

Madri e padri del pensiero

Ho notato una cosa interessante: nei racconti distopici, la figura che trasmette la memoria è quasi sempre materna. In 1984, è la madre di Winston che canta ninne nanne prima di scomparire. In Fahrenheit 451, Montag ricorda sua madre come l’ultima persona che gli ha letto un libro.

È un archetipo potente. La madre come custode della lingua, della storia, dell’umanità. Il Partito può controllare le istituzioni, le scuole, i media — ma non può entrare nella stanza dove una madre legge a un bambino.

O forse sì. In 1984, i bambini denunciano i genitori alla Psicopolizia. La famiglia è stata colonizzata.

Ma la voce, una volta ascoltata, non si cancella. È questo che il racconto ci dice. La memoria è un seme che può restare dormiente per anni, per decenni — e poi germogliare quando meno te l’aspetti.


«Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.»


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