Classe Regime epistemologico
Livello di diffusione Dominante
Definizione
Condizione culturale in cui i fatti oggettivi hanno meno influenza nel formare l’opinione pubblica rispetto agli appelli all’emozione e alle credenze personali. Non è che le persone mentano di più: è che la distinzione tra vero e falso diventa irrilevante. Conta come ti fa sentire, non se è vero.
Origine del termine
Il termine post-truth è stato eletto “parola dell’anno” dall’Oxford Dictionary nel 2016, dopo Brexit e l’elezione di Trump — eventi in cui le affermazioni false ripetute hanno avuto più impatto dei fact-checking. Ma il concetto ha radici più antiche: la critica postmoderna ai “metaracconti”, la frammentazione dei media, la crisi dell’autorità epistemica.
“Post-verità” non significa “dopo la verità” nel senso di “la verità è morta”. Significa che la verità ha perso il suo status privilegiato nel discorso pubblico.
Evoluzione del concetto
1960s-80s — Critica postmoderna. Filosofi come Lyotard, Foucault, Derrida decostruiscono i “grandi racconti” della modernità. Ogni verità è situata, parziale, legata al potere. Liberatorio in teoria — ma cosa succede quando esce dall’accademia?
2000s — Frammentazione mediatica. Fine del monopolio dei media mainstream. Ognuno può trovare fonti che confermano le sue credenze. Le bolle informative diventano bolle epistemiche.
2016 — Istituzionalizzazione. Brexit, Trump dimostrano che si può vincere ripetendo affermazioni false. I fact-checker lavorano a pieno ritmo — e sono irrilevanti. La post-verità entra nel dizionario.
Oggi — Deepfake e AI. La capacità di generare immagini, video, audio indistinguibili dal “vero” completa il processo: anche l’evidenza visiva non è più affidabile. Su cosa fondiamo la verità?
«Post-verità: circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nell’orientare l’opinione pubblica rispetto agli appelli all’emozione e alle credenze personali.» — Oxford Dictionary
Sintomi nel presente
Come riconoscere la post-verità nella vita quotidiana:
☐ “Fai le tue ricerche” L’invito a non fidarsi delle fonti ufficiali, cercare “la verità nascosta”. Ma le “ricerche” portano a confermare ciò che già credi.
☐ Fact-check irrilevanti Un’affermazione viene smentita con prove documentali — e non cambia nulla. Chi ci credeva continua a crederci. Il fact-check diventa contenuto per chi già concorda.
☐ Emozione come argomento “Io la sento così” diventa risposta legittima a dati statistici. L’esperienza soggettiva vale quanto (o più di) l’evidenza oggettiva.
☐ Equivalenza delle fonti Uno studio scientifico e un video YouTube sono messi sullo stesso piano. “Sono solo punti di vista diversi.”
☐ Ripetizione come verità Una falsità ripetuta abbastanza volte diventa “quello che dicono in molti”. La quantità sostituisce la qualità delle fonti.
☐ Sfiducia generalizzata “Non ti puoi fidare di nessuno” — giornalisti, scienziati, istituzioni. Ma qualcuno di cui ti fidi deve pur esserci: e stranamente, è sempre chi conferma quello che già pensi.
Nota clinica
La post-verità non è semplicemente “la gente crede a bugie”. È qualcosa di più profondo: il collasso del processo attraverso cui una società stabilisce cosa è vero. Quando non c’è più un terreno comune di fatti condivisi, non c’è più possibilità di disaccordo produttivo — solo tribù che parlano lingue diverse.
Il problema non è risolvibile con “più educazione” o “più fact-checking”: chi non crede nelle istituzioni non crederà nemmeno ai loro fact-check. La crisi è più radicale: riguarda l’autorità epistemica stessa, chi ha il diritto di dire cosa è vero.
E c’è una verità nella post-verità: le istituzioni hanno mentito, i media hanno sbagliato, gli esperti hanno servito interessi. La sfiducia non è irrazionale — è una risposta razionale a tradimenti reali. Ma la risposta (“non fidarti di nessuno / fidati solo del tuo gruppo”) peggiora il problema.
Nella collana Stanza101
1984 di George Orwell Il Partito imponeva una verità unica e obbligatoria. Controllava il passato per controllare il presente. La post-verità è diversa: non c’è una verità unica imposta — ci sono infinite verità tribali in competizione. Ma il risultato (impossibilità di ancoraggio alla realtà) è simile.
Democrazia Low Cost di Mario Burri Il PCA non mente a Marco Ferretti — gli dà i suoi dati, le sue statistiche, i suoi progressi. La verità è personalizzata. Marco non vede i dati aggregati, le statistiche di sistema, i fallimenti. La sua verità è vera — ma è solo sua.
L’estetica del silenzio Syme lavora alla verità come progetto: la Neolingua renderà impossibile pensare la falsità (e la verità). Quando le parole per distinguere vero e falso non esistono più, la questione è chiusa. La post-verità orwelliana.
Letture di approfondimento
Lee McIntyre, Post-Truth (2018)
Hannah Arendt, Verità e politica (1967)
Harry Frankfurt, Stronzate: Un saggio filosofico (2005)
«L’ideale del Partito non era né l’onestà né la menzogna: era la capacità di dire qualsiasi cosa, crederci, e poi dimenticarla all’istante.»