/ì·o/ (pron. pers. / s.m.)
Archeolingua: Pronome di prima persona singolare. Ma anche: il sé, l’identità, il nucleo irriducibile di ogni persona. “Io” è la parola più piccola e più grande: con essa affermiamo di esistere come soggetti distinti, con una storia, una volontà, un punto di vista unico sul mondo.
Neolingua: RESIDUO INDIVIDUALISTA. L'”io” è un’illusione borghese. Esiste solo il “noi” del Partito. L’individuo è una cellula dell’organismo collettivo — non ha senso in sé, solo in funzione del tutto. Dire “io penso” invece di “il Partito pensa” è già deviazione.
Perché il Partito lo teme: L'”io” è il punto da cui nasce ogni resistenza. Finché qualcuno dice “io” — io sento, io ricordo, io rifiuto — esiste un centro che non è stato conquistato. L’obiettivo del Partito non è l’obbedienza: è l’abolizione dell’io. Non che tu obbedisca, ma che non ci sia più nessun “tu” che obbedisce.
«Mi hanno chiesto di smettere di dire “io”. Di dire sempre “noi”. Ma quando soffro, soffro io. Non riescono a farmi soffrire al plurale.»