DOPPIA MORALE

/dòp·pia mo·rà·le/ (loc. sost. f., inv.)

Archolingua: Sistema etico a geometria variabile, per cui lo stesso atto viene giudicato in modo opposto a seconda di chi lo compie. Un tempo era considerata una deformazione morale, il difetto di chi predica bene e razzola male. Chi la praticava cercava almeno di nasconderla.

Neolingua: STANDARD CONTESTUALIZZATO. La coerenza etica è una pretesa ingenua di chi ignora la complessità sistemica. I comportamenti non si valutano in assoluto, ma in relazione al contesto, all’identità del soggetto e alla direzione storica del cambiamento. Ciò che in basso è colpa, in alto è necessità; ciò che nel debole è devianza, nel forte è visione. Sostituisce il concetto obsoleto di EQUITÀ UNIVERSALE con quello più evoluto di GIUSTIZIA DIFFERENZIALE.

Perché il Partito lo teme: Non la teme affatto. La doppia morale non è un difetto del sistema — è il sistema. Finché il suddito è convinto che la contraddizione sia colpa sua, che non stia capendo abbastanza, che esista un livello superiore di lettura in cui tutto torna coerente, il Partito è al sicuro. La doppia morale non si nasconde: si chiama complessità, si chiama contesto, si chiama evoluzione. E il suddito annuisce.

«Non è ipocrita chi dice una cosa e ne fa un’altra. È ipocrita chi si stupisce ancora che sia così.»

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Dizionario del Silenzio