/te·sti·mó·ne/ (s.m./f.)
Archeolingua: Chi ha visto o udito qualcosa e può riferirne. Il testimone è la memoria incarnata — la prova vivente che qualcosa è accaduto. Nei tribunali, la sua parola fa la differenza tra condanna e assoluzione. Nella storia, la sua voce salva i fatti dall’oblio.
Neolingua: FONTE NON VERIFICATA. La testimonianza individuale è inaffidabile — solo gli archivi del Partito sono attendibili. Un testimone può ricordare male, può mentire, può essere stato manipolato. Le persone non sono prove. Le prove sono documenti. E i documenti si possono correggere.
Perché il Partito lo teme: Il testimone è l’incubo del falsificatore. Puoi riscrivere i giornali, bruciare le fotografie, modificare gli archivi — ma finché esiste qualcuno che c’era, che ha visto, che ricorda, la menzogna non è completa. Per questo i testimoni vanno eliminati, screditati, o convinti che hanno ricordato male. Senza testimoni, il passato è argilla.
«Ero l’unico a sapere cosa era successo davvero. Poi mi hanno convinto che non era successo. Ora non c’è più nessun testimone. Nemmeno io.»