/bel·léz·za/ (s.f.)
Archeolingua: Qualità di ciò che suscita ammirazione attraverso l’armonia delle forme o la profondità del significato. I greci la univano al bene e al vero. I romantici la cercavano nel sublime. Tutti sapevano riconoscerla, nessuno sapeva definirla.
Neolingua: BUONFORMA (per gli oggetti), BUONVISO (per le persone). Categorie funzionali prive di mistero. Bello è ciò che serve. Ciò che non serve non è bello — è spreco, decadenza, crimine estetico.
Perché il Partito lo teme: La bellezza non si può possedere, solo contemplare. Chi contempla smette, per un istante, di produrre. Smette di obbedire. Smette di pensare al Partito. La bellezza è un altrove — e ogni altrove è una fuga.
«Hanno distrutto i quadri, bruciato le poesie, demolito le statue. Ma non possono impedirmi di trovare bella la luce del mattino.»