/so·li·tù·di·ne/ (s.f.)
Archeolingua: Condizione di chi è solo. Per alcuni, una pena; per altri, una scelta. I mistici la cercavano nel deserto. I filosofi nella torre. Gli artisti nello studio. Nella solitudine si sente la propria voce.
Neolingua: ISOLAMENTO SOSPETTO. Chi cerca la solitudine sta nascondendo qualcosa. Un buon cittadino desidera sempre la compagnia dei compagni e la voce del teleschermo. La solitudine è l’anticamera del psicoreato.
Perché il Partito lo teme: Nella solitudine non c’è testimone. Chi è solo può pensare senza essere osservato. Può parlare a se stesso senza essere udito. Può essere, per un momento, una persona invece che un numero. Questo è intollerabile.
«Vogliono che io abbia sempre compagnia. Non per amore, ma perché chi è solo è ancora padrone di sé.»