/pu·dó·re/ (s.m.)
Archeolingua: Sentimento di ritegno e riservatezza riguardo al proprio corpo, ai propri sentimenti, alla propria intimità. È una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. È il diritto di scegliere cosa mostrare e cosa nascondere.
Neolingua: OPACITÀ CORPOREA. Il corpo appartiene al Partito. Non c’è nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi. Il pudore implica proprietà privata di sé — e nulla è privato.
Perché il Partito lo teme: Il pudore traccia un confine: fin qui puoi arrivare, oltre no. È un “no” incarnato, un limite che l’individuo pone al mondo. Ma il Partito non ammette limiti. Chi entra nella Stanza 101 non ha più pudore — non ha più confini.
«Mi hanno fatto spogliare davanti a tutti. Non per umiliarmi: per insegnarmi che non possedevo nemmeno la mia pelle.»