/me·ra·vì·glia/ (s.f.)
Archeolingua: Stupore ammirato di fronte a qualcosa di straordinario, inaspettato, sublime. È l’esperienza che apre gli occhi, che fa dire “oh!”. I bambini la provano sempre. Gli adulti, se sono fortunati, qualche volta ancora.
Neolingua: DISORIENTAMENTO PERCETTIVO. La meraviglia indica che qualcosa sfugge alla comprensione. Ma tutto ciò che esiste è comprensibile e classificato. Provare meraviglia è ammettere una lacuna nella propria formazione ideologica.
Perché il Partito lo teme: La meraviglia richiede che esistano cose più grandi di noi. Che l’universo possa sorprenderci. Ma il Partito vuole un mondo senza sorprese, dove tutto è previsto, controllato, spiegato. La meraviglia è il sentimento di chi abita un cosmo — non una prigione.
«L’ultima volta che ho provato meraviglia guardavo un tramonto. Poi mi sono ricordato che anche il cielo appartiene al Partito.»