/sag·géz·za/ (s.f.)
Archeolingua: Capacità di discernimento acquisita con l’esperienza e la riflessione. Il saggio non sa più cose dell’ignorante — sa cosa farne. La saggezza è il frutto della vita pensata.
Neolingua: ORTODOSSIA ANZIANA. L’unica saggezza è la lunga fedeltà al Partito. Chi ha servito a lungo ha interiorizzato il bene. Chi pensa con la propria testa, anche da vecchio, non è saggio — è solo un traditore stagionato.
Perché il Partito lo teme: La saggezza presuppone che l’individuo possa giungere a verità per conto proprio. Ma la verità appartiene al Partito. Il saggio è pericoloso perché non ha bisogno di istruzioni: ha già capito. O crede di aver capito — e questo è peggio.
«Ho vissuto abbastanza da ricordare quando le cose erano diverse. Per questo non mi ascoltano. Sanno che potrei raccontare.»