/mù·si·ca/ (s.f.)
Archeolingua: Arte di combinare i suoni nel tempo. È il linguaggio universale, quello che parla prima delle parole. Può far piangere, far marciare, far innamorare. Non si può spiegare a chi non l’ha sentita.
Neolingua: STIMOLO UDITIVO PROGRAMMATO. La musica è permessa se celebra il Partito o accompagna la produzione. Le melodie complesse sono sospette — potrebbero evocare emozioni non autorizzate. I prolet cantano ancora canzoni semplici. Il Partito le tollera perché sono innocue.
Perché il Partito lo teme: La musica aggira la ragione. Entra nel corpo prima che nella mente. Una melodia può evocare un mondo perduto senza usare parole. Per questo le vecchie canzoni sono pericolose: sono memoria in forma pura, impossibile da riscrivere.
«Mia madre canticchiava una canzone. Non ricordo le parole, solo la melodia. Ma quando la canticchio, lei torna.»