/piàn·to/ (s.m.)
Archeolingua: Effusione di lacrime per dolore, gioia, commozione. Il pianto è il linguaggio del corpo quando le parole non bastano. Piangere insieme crea legami più forti delle parole.
Neolingua: DISFUNZIONE LACRIMALE. Il pianto in pubblico è sconveniente. Il pianto in privato è sospetto — di cosa piangi, se tutto va bene? Le lacrime sono ammesse solo durante i Due Minuti d’Odio, come sfogo controllato.
Perché il Partito lo teme: Chi piange sente qualcosa che sfugge al controllo. Le lacrime vengono da un luogo profondo, pre-verbale, autentico. Non si può piangere in Neolingua. Non si può singhiozzare per ordine. Il pianto è verità del corpo.
«Non piango più. Non perché non soffra. Perché le lacrime sono diventate pericolose.»