/gen·ti·léz·za/ (s.f.)
Archeolingua: Qualità di chi è affabile, premuroso, attento ai bisogni altrui. La gentilezza è forza mite, potenza che sceglie la delicatezza. Non costa nulla e vale tutto.
Neolingua: STRUMENTO DI ARMONIZZAZIONE. La gentilezza del Partito non consola: anestetizza. Non abbraccia: soffoca. È il guanto di velluto sul pugno di ferro. I Supervisori dell’Armonia sono gentilissimi mentre ti convincono a confessare.
Perché il Partito lo teme: La gentilezza autentica è pericolosa perché crea gratitudine, e la gratitudine crea lealtà. Per questo il Partito l’ha svuotata e riempita di altro. La gentilezza del Ministero dell’Amore è la più crudele: ti distrugge sorridendo, ti annienta per il tuo bene.
«Era così gentile mentre mi spiegava perché dovevo denunciare mia madre. Così premuroso. Così attento. Non ho mai odiato nessuno quanto ho odiato quella gentilezza.»