/óm·bra/ (s.f.)
Archeolingua: Zona oscura proiettata da un corpo che intercetta la luce. Ma anche: ciò che segue, che accompagna, che non si stacca mai. L’ombra è il nostro doppio scuro, la parte che non mostriamo.
Neolingua: ZONA DI VISIBILITÀ RIDOTTA. Le ombre sono problematiche: in esse si può nascondere chi sfugge alla sorveglianza. L’illuminazione totale è l’obiettivo. Nessun angolo buio, nessun rifugio, nessuna ombra.
Perché il Partito lo teme: L’ombra è dove le cose sfuggono. È il nascondiglio, il segreto, il non-detto. Il Partito vuole luce ovunque — non per vedere meglio, ma perché nell’ombra l’individuo può ancora esistere senza essere osservato.
«Cerco le ombre. Sono gli unici luoghi dove posso essere solo con me stesso. Ma le ombre si restringono ogni giorno.»