/ci·ca·trì·ce/ (s.f.)
Archeolingua: Segno lasciato sulla pelle da una ferita guarita. La cicatrice è memoria del corpo — racconta una storia senza parole. È prova che qualcosa è successo, e che siamo sopravvissuti.
Neolingua: SEGNO CUTANEO RESIDUALE. Le cicatrici visibili sono accettate se derivano da lavoro o guerra. Le cicatrici “inspiegabili” sono sospette — come te le sei procurate? Cosa stavi facendo? Con chi?
Perché il Partito lo teme: Le cicatrici sono archivi. Non si possono riscrivere come i documenti. Una cicatrice sulla schiena racconta una storia che nessun Ministero può cancellare. Il corpo ricorda ciò che la mente è costretta a dimenticare.
«Ho una cicatrice sul braccio. Non ricordo come me la sono fatta. O meglio: mi hanno fatto dimenticare. Ma la cicatrice resta, testarda. Sa qualcosa che io non so più.»