/co·scièn·za/ (s.f.)
Archeolingua: Consapevolezza di sé e delle proprie azioni. Ma anche: voce interiore che giudica il bene e il male. La coscienza è il tribunale che portiamo dentro, quello da cui non si fugge.
Neolingua: AUTOMONITORAGGIO IDEOLOGICO. L’unica coscienza ammessa è quella che verifica l’allineamento al Partito. La coscienza morale autonoma è un residuo religioso, un’illusione di giudizio indipendente. Il Partito è la tua coscienza.
Perché il Partito lo teme: La coscienza dice “no” quando tutto intorno dice “sì”. È la resistenza silenziosa, invisibile, indistruttibile. Puoi controllare le azioni di un uomo, le sue parole, il suo corpo. Ma la coscienza resta al di là, a giudicare. Per questo va sostituita, non soppressa.
«Ho fatto quello che mi hanno ordinato. Ma qualcosa dentro di me continua a dire che era sbagliato. Come la faccio tacere?»