DONO

/dó·no/ (s.m.)

Archeolingua: Ciò che si dà senza aspettarsi nulla in cambio. Il dono è gratuità pura — esce dalla logica dello scambio, del debito, del calcolo. È l’atto che crea legame senza creare obbligo. I bambini lo capiscono prima degli adulti.

Neolingua: TRASFERIMENTO NON CONTABILIZZATO. Il dono non esiste: ogni trasferimento di beni o servizi deve essere registrato. Dare qualcosa “gratis” è o spreco (se il ricevente non merita) o corruzione (se il ricevente ricambia con lealtà). L’unico dono ammesso è quello del Partito verso i cittadini — e richiede gratitudine eterna.

Perché il Partito lo teme: Il dono crea un’economia parallela, fatta di gratitudine e affetto invece che di punti e meriti. Chi dona sta dicendo: ho qualcosa di mio, e scelgo di dartelo. Il Partito vuole essere l’unica fonte di ogni bene. Il dono tra individui è concorrenza sleale.

«Mi ha dato metà del suo pane. Non mi ha chiesto nulla. Non capivo. Poi ho capito: era amore. Non avevo mai visto l’amore prima.»

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Dizionario del Silenzio