/fe·li·ci·tà/ (s.f.)
Archeolingua: Stato di appagamento durevole e profondo. I filosofi hanno discusso per secoli su cosa sia e come raggiungerla. Per Aristotele, è l’attività dell’anima conforme a virtù. Per gli utilitaristi, il maggior piacere per il maggior numero. Nessuno ha mai convinto tutti.
Neolingua: APPAGAMENTOPARTITO. Essere felici significa non desiderare nulla che il Partito non fornisca. È uno stato raggiungibile da chiunque abbia completato con successo la propria rieducazione. Chi non è felice non è abbastanza grato.
Perché il Partito lo teme: Non la felicità in sé — quella la incoraggia, anzi la esige. Teme la felicità che non controlla. La felicità che viene da un amore clandestino, da un pensiero proibito, da una memoria non autorizzata. Quella felicità dice: posso stare bene senza di voi.
«Mi hanno chiesto se sono felice. Ho detto di sì. Ma non ho detto di cosa.»