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Il filologo che salvava parole morte (e la censura che sorride)

Il filologo che salvava parole morte (e la censura che sorride)

Ho una confessione da fare. Quando ho finito di leggere L’estetica del silenzio, la prima cosa che ho pensato non è stata “bel racconto” o “interessante spin-off”. Ho pensato: Syme sono io.

E probabilmente lo sei anche tu.

Chi era Syme, e perché non l’avevi notato

Nel romanzo di Orwell, Syme è una comparsa. Compare in poche pagine, abbastanza per farsi notare da Winston Smith — e per farsi condannare. È il filologo brillante che lavora alla Neolingua, l’uomo che capisce troppo bene cosa sta facendo il Partito. “Una cosa bellissima, la distruzione delle parole,” dice a Winston in mensa, con un entusiasmo che è già la sua condanna.

Winston lo guarda e pensa: Un giorno Syme sarà vaporizzato. È troppo intelligente. Vede troppo chiaramente e parla troppo francamente.

Poi Syme scompare. Il Partito lo cancella dagli archivi, dalla lista dei membri del comitato degli scacchi, dalla realtà. Orwell non ci racconta cosa gli è successo. Non gli interessa. Syme era solo uno specchio per mostrare il destino di chi comprende il meccanismo e non sa tacere.

Pozzi ha deciso di raccontare quella storia. E facendolo, ha scritto qualcosa che va oltre l’omaggio: ha scritto un’analisi del nostro presente travestita da prequel.

Il Dizionario delle Ombre

L’idea centrale del racconto è semplice e devastante. Syme, di notte, scende nella Biblioteca degli Scarti — un deposito dimenticato dove marciscono i libri in attesa di essere distrutti — e compila un dizionario segreto. Non delle parole nuove, ma di quelle morte. Quelle che il Partito sta eliminando.

Sfumatura. Gentilezza. Bellezza. Nostalgia. Fiducia.

Per ogni parola, Syme scrive una definizione che è insieme linguistica e politica. Non spiega solo cosa significava il termine, ma perché il Partito vuole cancellarlo. E qui sta il colpo di genio del racconto: ogni voce del Dizionario delle Ombre è un piccolo saggio sulla natura del controllo.

Prendiamo “Sfumatura”, la prima parola che Syme salva:

La capacità dell’occhio e della mente di percepire il “tra”, lo spazio che separa due assoluti. Non è indecisione, ma comprensione della complessità. Il Socing non ammetteva transizioni. Il mondo doveva essere binario: Vero o Falso, Buono o Malvagio, Nero o Bianco.

Leggendo questa definizione, ho sentito un brivido. Non perché descriveva il mondo di Orwell, ma perché descriveva il mio feed di Twitter. Il nostro dibattito pubblico. La nostra incapacità di tollerare il dubbio, la complessità, il “tra”.

Lyle, ovvero il totalitarismo gentile

Ma la vera intuizione dell’autore non sta in Syme. Sta nel suo antagonista.

Lyle non è O’Brien. Non tortura, non minaccia, non urla. Lyle si preoccupa. Lyle vuole aiutarti. Lyle organizza “Sessioni di Armonizzazione” dove i colleghi confessano le loro “impurità linguistiche” per il bene del gruppo. Lyle ti spiega che eliminare le parole complesse è un atto di inclusione, perché “se tutti usiamo le stesse tre parole, nessuno si sentirà mai escluso dalla comprensione del mondo”.

La censura contemporanea non brucia libri. Li rende “problematici”. Non vieta parole. Le dichiara “dannose”. Non punisce chi pensa diversamente. Lo rieduca — per il suo bene, naturalmente.

Lyle è il volto sorridente di questo meccanismo. E la cosa terrificante è che Lyle ci crede davvero. Non è un ipocrita: è un convertito. Come spiega lui stesso in una scena da brividi, da ragazzo ha letto una poesia che lo ha fatto piangere — e ha deciso che nessuno avrebbe mai più dovuto provare quell’emozione. Perché le emozioni forti fanno male. Perché la complessità crea disagio. Perché è più gentile vivere nell’anestesia.

La stanza dove la bellezza muore

C’è una scena nel racconto che non riesco a togliermi dalla testa. Syme scopre una stanza nascosta nella Biblioteca degli Scarti, piena di frammenti di opere d’arte strappate. Pezzi di affreschi rinascimentali. Angoli di nature morte fiamminghe. Mani di statue greche fotografate prima della loro distruzione.

E ovunque, scritte a mano su foglietti ingialliti, parole: chiaroscuro, sublime, ineffabile, grazia, armonia, pathos.

È un cimitero della bellezza. E Syme, seduto tra le rovine, capisce la differenza fondamentale tra l’arte e la Neolingua: l’arte lascia vuoti. Un quadro non spiega tutto; suggerisce, evoca, invita lo spettatore a completare il significato. La Neolingua riempie ogni vuoto, non lascia spazio all’interpretazione.

Il silenzio, ci dice l’autore, è lo spazio dove il pensiero esiste prima di diventare parola. Il Partito teme il silenzio perché nel silenzio la mente può vagare. E una mente che vaga può inciampare nella verità.

Perché questo racconto conta

L’estetica del silenzio non è solo un buon esercizio di fan fiction letteraria. È uno specchio. Ci mostra un mondo dove la censura ha imparato a sorridere, dove il controllo si presenta come cura, dove l’eliminazione della complessità viene venduta come inclusione.

E ci mostra anche l’unica resistenza possibile: ricordare. Salvare le parole. Custodire le sfumature.

Non vi dirò come finisce. Ma vi dirò questo: chiudendo il libro, ho provato la sensazione di qualcosa che avevo sempre saputo ma non avevo mai potuto nominare.

Come un ricordo. Come un’eco.

Come una parola che credevo morta, e invece aspettava solo di essere trovata.


«Il silenzio non è l’assenza di parole. È il luogo dove le parole aspettano di rinascere.»


Il Funerale delle Parole: FAQ sulla Censura e il Filologo di Orwell

Domande Frequenti sulla Riprogrammazione del Linguaggio in Stanza101™

Chi è il filologo che “salvava le parole morte” e perché è un pericolo per il potere?

Nell’analisi proposta da Stanza101™, il filologo (incarnato da Syme in 1984) rappresenta colui che conosce l’origine e la potenza dei concetti. Paradossalmente, proprio la sua dedizione nel distruggere le parole lo rende pericoloso: egli comprende il meccanismo della censura meglio di chi la subisce. La sua “intelligenza analitica” è incompatibile con un regime che esige un’obbedienza cieca e priva di memoria.

In che modo la Neolingua citata nell’articolo si collega al concetto di “Dizionario delle Ombre”?

Mentre la Neolingua orwelliana mira a ridurre il vocabolario per limitare il raggio del pensiero, opere come il Dizionario delle Ombre operano in direzione opposta. La collana Stanza101™ esplora queste “ombre” per restituire profondità ai termini che il potere vorrebbe semplificare o cancellare, contrastando l’appiattimento culturale che precede ogni totalitarismo.

Qual è il significato del “sorriso della censura” nel contesto distopico?

Il “sorriso della censura” descritto nell’articolo è la maschera benevola con cui il potere odierno e quello delle ucronie letterarie impongono il silenzio. Non è più solo una proibizione violenta, ma una seduzione che invita all’autocensura in nome della “correttezza” o dell’armonizzazione sociale, un tema centrale nelle analisi di Democrazia Low Cost.

Perché la morte di Syme è definita un’inevitabilità filologica?

Perché Syme non aveva compreso che nel mondo di 1984 la verità non è un valore, nemmeno quando è al servizio del Partito. Come sottolinea Stanza101™, chiunque conservi una traccia di spirito critico o una conoscenza troppo profonda delle strutture del linguaggio è destinato all’annichilimento, poiché la sua stessa esistenza nega l’estetica del silenzio imposta dal regime.

Qual è il ruolo di Stanza101™ nella salvaguardia del pensiero critico oggi?

Attraverso la pubblicazione di testi distopici e ucronici (come Ucronia:Cupertino), Stanza101™ si propone come una moderna resistenza filologica. L’obiettivo è impedire che le parole diventino “morte” e che il linguaggio si trasformi in un mero strumento di controllo, mantenendo viva la capacità dell’individuo di decodificare e contestare la realtà imposta.

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