GIOIA

/giò·ia/ (s.f.)

Archeolingua: Stato d’animo di profonda felicità, che si manifesta con vivacità, entusiasmo, voglia di condividere. La gioia contagia. Un volto gioioso illumina una stanza. È il segno che qualcosa di buono è accaduto — o sta per accadere.

Neolingua: BUONUMORE REGOLAMENTATO. La gioia è ammessa, anzi incoraggiata — quando è collettiva, quando celebra il Partito, quando è sincronizzata. La gioia individuale, improvvisa, immotivata, è sospetta: da dove viene? Cosa la causa? Chi l’ha autorizzata?

Perché il Partito lo teme: La gioia autentica sfugge al controllo. Non puoi ordinare a qualcuno di essere felice — non davvero. Puoi solo creare le condizioni e sperare. Ma se qualcuno è felice per motivi suoi, privati, sconosciuti — sta vivendo una vita interiore. E questo è il crimine supremo.

«Ho riso per qualcosa che mi ha ricordato mia madre. Poi ho visto lo sguardo del mio vicino. Non riderò più così.»

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Dizionario del Silenzio