LUTTO

/lùt·to/ (s.m.)

Archeolingua: Dolore per la morte di una persona cara. Ma anche: il periodo in cui si elabora la perdita, il processo con cui si impara a vivere senza chi non c’è più. Ogni cultura ha riti per il lutto — perché la morte ha bisogno di essere attraversata.

Neolingua: ATTACCAMENTO RESIDUO. Se il defunto era un buon cittadino, il lutto è spreco di energia: sta già nel ricordo glorioso del Partito. Se era un traditore, il lutto è complicità postuma: dovresti gioire della sua eliminazione.

Perché il Partito lo teme: Chi è in lutto sta dicendo: questa persona contava per me più del collettivo. La sua assenza mi ferisce più di quanto mi ferisca la sconfitta in guerra. Il lutto è una dichiarazione di valore individuale — e ogni valore che sfugge al Partito è un pericolo.

«Non mi hanno permesso di piangere mio padre. Era stato vaporizzato. Piangere sarebbe stato come ammettere che era esistito.»

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Dizionario del Silenzio