ORGOGLIO

/or·gó·glio/ (s.m.)

Archeolingua: Sentimento di soddisfazione per i propri meriti, le proprie qualità, le proprie appartenenze. L’orgoglio può essere nobile — la dignità di chi sa quanto vale — o peccaminoso — la superbia di chi si crede superiore.

Neolingua: AUTOVALUTAZIONE ECCESSIVA. L’orgoglio personale è individualismo. L’unico orgoglio ammesso è l’orgoglio collettivo per le vittorie del Partito. Essere fieri di sé stessi è sottrarsi al merito comune.

Perché il Partito lo teme: Chi è orgoglioso di qualcosa resiste alla demolizione. Ha un nucleo di valore che non dipende dal Partito. Al Ministero dell’Amore, il primo passo è distruggere l’orgoglio — far sentire il prigioniero indegno, miserabile, nulla. Solo allora può essere ricostruito.

«Ero orgoglioso del mio lavoro. Poi mi hanno spiegato che il mio lavoro appartiene al Partito. Di cosa dovrei essere orgoglioso, ora?»

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Dizionario del Silenzio