PAURA

/pa·ù·ra/ (s.f.)

Archeolingua: Emozione provocata dalla percezione di un pericolo. La paura è antica quanto la vita — ci protegge, ci avverte, ci tiene in guardia. Ma può anche paralizzare, sottomettere, far fare cose che mai avremmo fatto. La paura è la leva più potente che esista.

Neolingua: VIGILANZA ADATTIVA (quando serve al Partito) o CODARDIA ANTISOCIALE (quando ostacola). La paura del nemico è dovere civico. La paura del Partito è reato: implica che il Partito possa fare del male, mentre il Partito fa solo del bene. Ufficialmente, nessuno ha paura. Tutti hanno fiducia.

Perché il Partito lo teme: Non lo teme — lo usa. La paura è il vero fondamento del potere. Paura della tortura, della vaporizzazione, della Stanza 101. Paura di essere denunciati dai figli, dai colleghi, dagli amanti. La paura trasforma ogni cittadino in carceriere di se stesso. Ma c’è una paura che il Partito teme: la paura che finisce. Chi non ha più niente da perdere non ha più paura. E chi non ha paura è incontrollabile.

«Ho paura. Sempre. Di tutto e di tutti. Ma la paura più grande è questa: ho paura di non ricordare più com’era vivere senza paura.»

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Dizionario del Silenzio