/si·lèn·zio/ (s.m.)
Archeolingua: Assenza di suono. Ma anche: condizione necessaria all’ascolto, alla riflessione, alla preghiera. I monasteri lo coltivavano. I poeti lo cercavano tra le parole. I saggi lo preferivano al rumore.
Neolingua: VUOTOPERICOLO. Spazio non occupato da messaggi del Partito. Zona di potenziale psicoreato. Da riempire immediatamente con teleschermi, annunci, musica di sottofondo.
Perché il Partito lo teme: Nel silenzio la mente vaga. E una mente che vaga può inciampare nella verità. Per questo i teleschermi non si spengono mai, le marce risuonano in ogni corridoio, i Due Minuti d’Odio scandiscono il tempo. Il rumore è controllo. Il silenzio è fuga.
«Il silenzio non è assenza. È il luogo dove il pensiero respira prima di nascere.»