/spe·ràn·za/ (s.f.)
Archeolingua: Attesa fiduciosa di un bene futuro. Ultima a morire, dicevano gli antichi. Pandora la tenne nel vaso dopo aver liberato tutti i mali. Senza speranza, nessuno inizia nulla.
Neolingua: DEVIAZIONE TEMPORALE. Sperare significa credere che il futuro possa essere diverso dal presente. Ma il presente è già perfetto. Sperare è quindi accusare il Partito di incompletezza. Sostituita da CERTEZZAPARTITO: la sicurezza che domani sarà esattamente come oggi, per sempre.
Perché il Partito lo teme: La speranza è l’energia del cambiamento. Chi spera agisce per realizzare ciò che spera. Chi non spera si rassegna. Il Partito vuole rassegnazione travestita da appagamento.
«La speranza è un reato senza vittime. Per questo lo puniscono come il peggiore.»