/tù/ (pron. pers.)
Archeolingua: Pronome di seconda persona singolare. Ma molto più di questo: è il riconoscimento dell’altro come soggetto, come pari, come interlocutore degno. Dire “tu” a qualcuno è includerlo nel cerchio dell’umanità. È l’inizio del dialogo, dell’amore, della comunità.
Neolingua: DESIGNAZIONE DI UNITÀ ESTERNA. Il “tu” è ammesso solo in senso funzionale — per dare ordini, per identificare, per accusare. Il “tu” affettivo — quello che riconosce l’altro come persona — è residuo sentimentale. Meglio il “compagno”, che ricorda a tutti che siamo intercambiabili.
Perché il Partito lo teme: Nel “tu” c’è il germe di ogni relazione autentica. Chi dice “tu” con amore sta dicendo: esisti per me, sei unico, conti. Il Partito vuole che nessuno conti — tranne il Grande Fratello. Il “tu” crea legami a due che escludono il terzo. E il terzo escluso è sempre il Partito.
«Non ricordo l’ultima volta che qualcuno mi ha detto “tu” come se fossi una persona. Non un numero, non un compagno. Una persona. Tu.»