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Il corpo come campo di battaglia: Margaret Atwood e la distopia che c’è già stata

Il corpo come campo di battaglia: Margaret Atwood e la distopia che c'è già stata

“Non ho inventato nulla”, ha detto Margaret Atwood del suo romanzo più celebre. “Tutto ciò che accade in Il racconto dell’ancella è accaduto da qualche parte, in qualche momento.” Questa è la sua forza — e il suo orrore.


La distopia che non inventa

Quando Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale) fu pubblicato nel 1985, alcuni critici lo liquidarono come fantasia femminista paranoica. Un colpo di stato teocratico negli Stati Uniti? Donne ridotte a incubatrici ambulanti? Sembrava eccessivo, isterico, impossibile.

Margaret Atwood rispose compilando una lista. Ogni elemento del romanzo — la sospensione dei diritti delle donne, il controllo statale della riproduzione, le esecuzioni pubbliche, i bambini strappati alle madri, la riduzione in schiavitù sessuale mascherata da religione — aveva un precedente storico. Non aveva inventato nulla. Aveva solo combinato elementi già esistenti e li aveva proiettati in un futuro americano.

La Romania di Ceaușescu vietava contraccezione e aborto per aumentare la popolazione. L’Argentina dei generali rubava i neonati delle prigioniere politiche per darli a famiglie “buone”. L’Afghanistan dei Talebani confinava le donne in casa e le nascondeva sotto il burqa. La Germania nazista premiava le madri prolifiche con medaglie e privava le donne “indegne” della capacità riproduttiva. La storia americana stessa — schiavismo, leggi Jim Crow, caccia alle streghe puritana — offriva abbondante materiale.

Atwood non scrisse fantascienza. Scrisse “finzione speculativa”: non “cosa potrebbe accadere se inventassimo tecnologie impossibili”, ma “cosa potrebbe accadere se tendenze già presenti si sviluppassero fino alle loro conseguenze logiche”. La differenza è cruciale. La fantascienza ci chiede di immaginare l’impossibile. La finzione speculativa ci chiede di vedere il possibile — e questo è molto più disturbante.

“Se accadesse qui”, si chiedeva Atwood, “come accadrebbe?”. La risposta è Il racconto dell’ancella: non un’allegoria, non un avvertimento astratto, ma un manuale di istruzioni scritto al contrario.


Gilead: l’America che potrebbe essere

La Repubblica di Gilead nasce da una crisi. Un attacco terrorista — attribuito a fanatici islamici, orchestrato forse dagli stessi che ne approfitteranno — decapita il governo americano. Nel caos che segue, un movimento teocratico chiamato “Figli di Giacobbe” prende il potere. La Costituzione viene sospesa. Le donne perdono il diritto di lavorare, di possedere proprietà, di leggere. Il denaro elettronico permette di congelare istantaneamente i conti bancari femminili. In poche settimane, metà della popolazione diventa proprietà dell’altra metà.

La giustificazione è la fertilità. Anni di inquinamento, radiazioni, malattie sessualmente trasmissibili hanno fatto crollare il tasso di natalità. I bambini sono diventati rari, preziosi, ossessione nazionale. Gilead risponde con una soluzione biblica — letteralmente. Nel libro della Genesi, Rachele, sterile, offre al marito Giacobbe la sua serva Bila: “Entra da lei, perché partorisca sulle mie ginocchia, e anche io possa avere figli per mezzo suo”.

Le Ancelle di Gilead sono Bila istituzionalizzata. Donne fertili assegnate a Comandanti il cui matrimonio è sterile, obbligate a una “Cerimonia” mensile — stupro ritualizzato in cui la Moglie tiene le mani dell’Ancella mentre il Comandante la penetra. Se l’Ancella concepisce, il bambino appartiene alla coppia. L’Ancella viene trasferita a un’altra famiglia. Se non concepisce entro un certo numero di tentativi, viene dichiarata “Non-donna” e spedita nelle Colonie a pulire scorie tossiche fino alla morte.

Il genio di Atwood sta nei dettagli. Le Ancelle vestono di rosso — visibili, riconoscibili, marchiate. Portano “ali” bianche che limitano la visione laterale, impedendo sia di vedere che di essere viste chiaramente. I loro nomi sono patronimici temporanei: Offred significa “Of Fred” — di Fred, proprietà di Fred. Perdono il nome come hanno perso tutto il resto.

La società di Gilead è stratificata rigidamente. Le Mogli (in azzurro) sono le consorti legittime, spesso sterili, che supervisionano le case e odiano segretamente le Ancelle. Le Marte (in verde) sono domestiche troppo vecchie o sterili per essere Ancelle. Le Zie sono le indottrinatrici, le carceriere, le collaborazioniste — donne che mantengono il controllo su altre donne in cambio di un minimo di potere. E sotto tutte loro, le Econowives — mogli della classe bassa che devono svolgere tutti i ruoli.

Gli uomini non sono liberi. Sono prigionieri di un sistema che li definisce come predatori e padroni. Ma sono prigionieri privilegiati. E il privilegio, come sempre, acceca.


Offred: la voce dal silenzio

La protagonista del romanzo non ha un nome vero — o meglio, il suo nome vero è nascosto, menzionato forse una volta (“June”, suggerisce un indizio), ma mai confermato. È Offred per la durata della storia: la proprietà del Comandante Fred Waterford, un corpo fertile in un abito rosso, una non-persona con una funzione.

Eppure Offred pensa. Ricorda. Resiste — non con azioni eroiche, ma con la pura ostinazione di continuare a essere un soggetto mentre il sistema la riduce a oggetto.

Il romanzo è il suo racconto, registrato clandestinamente su nastri e ritrovato duecento anni dopo. È frammentario, non lineare, pieno di digressioni e incertezze. Offred non è un’eroina — non guida rivoluzioni, non uccide tiranni. È una donna ordinaria che cerca di sopravvivere, che scende a compromessi, che a volte odia sé stessa per quello che accetta di fare.

È questo realismo che rende il romanzo devastante. La resistenza nelle distopie è spesso glamourizzata: il ribelle che si alza, la rivoluzione che trionfa. Ma la maggior parte delle persone sotto regimi oppressivi non sono eroi. Sono persone spaventate che cercano di restare vive un altro giorno. Offred è una di loro. E il suo racconto — con le sue razionalizzazioni, i suoi piccoli tradimenti, i suoi momenti di complice passività — è molto più vero di qualsiasi fantasia di eroismo.

Atwood lascia il destino di Offred ambiguo. Il romanzo termina con lei che sale in un furgone: salvezza o cattura? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che il suo racconto è sopravvissuto — che duecento anni dopo, accademici lo studiano in un simposio (in un epilogo che è tra le pagine più satiriche e agghiaccianti del libro). La voce di Offred ha attraversato i secoli. Non ha vinto — ma ha testimoniato.


Il corpo femminile come territorio

Il cuore politico del romanzo è un’intuizione che il femminismo aveva già articolato, ma che Atwood traduce in narrativa con forza incomparabile: il corpo femminile è sempre stato un campo di battaglia.

Il controllo della riproduzione — chi può avere figli, con chi, quanti, quando — è uno dei meccanismi di potere più antichi e pervasivi. Gilead lo porta all’estremo, ma non lo inventa. Lo sistematizza, lo razionalizza, lo sacralizza. Ciò che prima era implicito diventa esplicito. Ciò che prima era distribuito in mille coercizioni sottili diventa un unico sistema totalitario.

La brillantezza di Atwood sta nel mostrare come questo sistema sia anche un tradimento delle donne da parte di donne. Le Zie — le carceriere del Centro Rosso dove le Ancelle vengono addestrate — sono le agenti più visibili dell’oppressione. La Zia Lydia, con i suoi proverbi (“Noi siamo i semi”, “La normalità è ciò a cui ti abitui”), è più inquietante dei Comandanti perché rappresenta la collaborazione, l’adattamento, la cooptazione.

“Gli uomini avrebbero potuto farlo da soli?”, chiede Atwood. La risposta è no. Ogni sistema di oppressione ha bisogno di collaboratori tra gli oppressi. Ha bisogno di Zie che sorvegliano, di Mogli che invidiano, di Ancelle che denunciano altre Ancelle. La solidarietà è il primo bersaglio: dividi et impera.

Non è un caso che Gilead abolisca l’amicizia femminile. Le Ancelle camminano a coppie — non per compagnia, ma per sorveglianza reciproca. Ogni parola può essere riferita. Ogni espressione può essere interpretata. L’atomizzazione è completa: sei sola nel tuo abito rosso, sola nel tuo corpo che non ti appartiene, sola con i tuoi pensieri che non puoi condividere.

E tuttavia. La resistenza sotterranea — “Mayday” — esiste. Passa messaggi, aiuta fughe, mantiene viva la speranza. E Offred, alla fine, sceglie di fidarsi. Sceglie il rischio della connessione sulla sicurezza dell’isolamento. Non sappiamo se ha fatto la scelta giusta. Ma sappiamo che è stata una scelta — e in un sistema che vuole elimare la capacità di scegliere, anche questo è resistenza.


Religione come tecnologia di controllo

Gilead è una teocrazia, ma Atwood è attenta a distinguere: non è una critica del Cristianesimo, è una critica dell’uso del Cristianesimo come strumento di potere.

I Comandanti di Gilead non sono credenti — o meglio, la loro fede è perfettamente compatibile con l’ipocrisia. Il Comandante Fred porta Offred in un bordello clandestino per le élite, dove le regole che valgono per i comuni cittadini vengono allegramente ignorate. Il regime proibisce la lettura alle donne, ma le leader delle Zie sanno leggere — devono, per gestire il sistema. La legge di Dio è sempre per gli altri.

Questa è una costante storica che Atwood conosce bene. I regimi che invocano principi assoluti — Dio, la Natura, la Storia — li tradiscono sistematicamente nei fatti. La funzione del principio non è essere rispettato; è giustificare il potere di chi lo impone. Gilead non è più ipocrita della caccia alle streghe, dell’Inquisizione, del fondamentalismo di qualsiasi colore.

La Bibbia viene usata a pezzi, fuori contesto, strumentalizzata. I versetti che servono vengono citati; quelli che non servono vengono ignorati o proibiti. Le donne non possono leggere la Bibbia — solo ascoltarne le parti selezionate durante le Funzioni. Il testo sacro è diventato arma nelle mani di chi lo controlla.

Ma Atwood non è semplicemente anticlericale. Mostra anche come la religione possa essere rifugio: la preghiera di Offred — “Nolite te bastardes carborundorum”, lo pseudo-latino lasciato da un’Ancella precedente, interpretato come “Non lasciare che i bastardi ti schiaccino” — è un atto di resistenza spirituale. La fede personale, intima, non istituzionale, sopravvive anche dentro le istituzioni che l’hanno tradita.


Il sequele e lo specchio

Nel 2019, trentaquattro anni dopo il primo romanzo, Atwood pubblicò I testamenti (The Testaments), seguito ambientato quindici anni dopo gli eventi de Il racconto dell’ancella. Il romanzo vinse il Booker Prize, ma soprattutto rispose — parzialmente — alla domanda che il primo libro aveva lasciato aperta: come finisce?

Gilead, ne I testamenti, sta crollando. Le contraddizioni interne, la corruzione delle élite, la resistenza organizzata convergono verso la caduta. Atwood mostra il regime dall’interno — attraverso la voce della Zia Lydia, che si rivela più complessa e ambigua di quanto apparisse — e dall’esterno — attraverso due giovani donne, una cresciuta a Gilead, l’altra rifugiata in Canada.

Ma il vero sequel de Il racconto dell’ancella non è un romanzo: è la realtà.

Tra il 1985 e oggi, il libro è stato ripubblicato, adattato a film (1990), trasformato in opera, graphic novel, balletto. Ma è con la serie televisiva Hulu (2017-presente) che è diventato fenomeno culturale — proprio perché l’elezione di Trump, le leggi anti-aborto, il movimento #MeToo avevano reso il romanzo improvvisamente urgente.

Le immagini delle Ancelle — donne in rosso e bianco, silenziose — sono diventate iconografia di protesta. Manifestanti vestite da Ancelle si sono presentate alle udienze di conferma di giudici conservatori, ai parlamenti che votavano restrizioni all’aborto, alle convention repubblicane. Il costume di Offred è diventato simbolo riconoscibile come la maschera di Guy Fawkes.

Quando nel 2022 la Corte Suprema americana ha rovesciato Roe v. Wade — eliminando il diritto costituzionale all’aborto — molti hanno citato Atwood. “L’ho detto”, ha commentato l’autrice senza sorpresa. Il romanzo non era profezia; era diagnosi. Non descriveva un futuro impossibile; descriveva un futuro che alcuni stavano attivamente costruendo.


Perché è diverso dagli altri

Il racconto dell’ancella appartiene al canone distopico, ma si distingue in modi significativi.

Primo: è raccontato da una donna. Sembra ovvio, ma non lo è. La distopia è stata tradizionalmente un genere maschile — Orwell, Huxley, Bradbury, Zamjatin, Dick. I protagonisti di queste storie sono uomini che si risvegliano all’ingiustizia del sistema. Offred non si “risveglia”: è stata sempre consapevole, perché non poteva permettersi di non esserlo. L’oppressione delle donne non è una scoperta; è la normalità resa esplicita.

Secondo: il nemico non è lo Stato astratto, ma il patriarcato concreto. Le distopie classiche parlano di potere in termini generali: il Partito, il Governo Mondiale, il Sistema. Atwood nomina: sono uomini che opprimono donne, con la collaborazione di alcune donne. Questa specificità è stata accusata di essere “divisiva”. Ma come risponde Atwood: “È divisivo descrivere ciò che accade?”

Terzo: la resistenza non è eroica. Winston Smith fallisce ma almeno lotta. Montag brucia il suo passato e si unisce agli uomini-libro. Offred? Sopravvive. A volte collabora. A volte spera solo che qualcun altro faccia qualcosa. È una resistenza di piccoli atti — memorizzare, raccontare, non impazzire — che non fa la Storia ma permette di sopravvivere ad essa.

Questo è forse l’elemento più realistico e più disturbante: la maggior parte di noi, sotto un regime simile, saremmo Offred. Non eroi, non martiri. Persone spaventate che cercano di restare umane in condizioni inumane.


La normalità è ciò a cui ti abitui

Tra le frasi più citate del romanzo c’è quella di Zia Lydia: “Normale è solo ciò a cui ti abitui”. È il motto della normalizzazione — il processo per cui l’impensabile diventa routine, lo scandaloso diventa ordinario, l’eccezione diventa regola.

Offred ricorda il “prima”. Ricorda sua figlia, suo marito, il suo lavoro, la sua libertà. Ma i ricordi sbiadiscono. Le nuove generazioni — le bambine cresciute a Gilead — non hanno memoria di un mondo diverso. Per loro, questo è semplicemente il modo in cui funzionano le cose. La teocrazia non ha bisogno di convincerle; ha solo bisogno di sopravvivere abbastanza a lungo perché l’alternativa diventi inconcepibile.

Questo è il pericolo che Atwood vuole che vediamo. Non il colpo di stato — quello è il momento drammatico. Il vero pericolo è il dopo: l’adattamento, la normalizzazione, la perdita della capacità di immaginare altrimenti. Gilead non trionfa quando prende il potere; trionfa quando diventa “normale”.

E quanto ci vuole? Meno di quanto pensiamo. “Vivevamo, come al solito, ignorando”, ricorda Offred. “Ignorare non è lo stesso di non sapere. Devi sforzarti per ignorare.” Prima che il colpo di stato avvenisse, i segnali c’erano. Ma era più facile non vederli. Era più comodo credere che certe cose non potessero accadere “qui”.

Possono accadere ovunque. Sono accadute ovunque. L’unica difesa è non dimenticare — e non abituarsi.


«Nolite te bastardes carborundorum. Non lasciare che i bastardi ti schiaccino.» — Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella


Letture di approfondimento

Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella (1985)

Margaret Atwood, I testamenti (2019)

Margaret Atwood, Writing with Intent: Essays, Reviews, Personal Prose 1983-2005 (2005)


Nella collana Stanza101:

Il controllo sui corpi — tema centrale de Il racconto dell’ancella — trova una declinazione diversa ma complementare in Democrazia Low Cost di Mario Burri. Se Gilead controlla la riproduzione biologica, il PCA controlla la riproduzione sociale: chi è un buon cittadino, chi merita servizi, chi appartiene alla comunità. Il corpo di Offred è territorio di conquista; la vita di Marco è territorio di estrazione. Entrambi sono ridotti a funzione.

E la collaborazione — le Zie che controllano le Ancelle — risuona nel sistema di segnalazione reciproca del PCA. Non c’è bisogno di una polizia segreta quando i cittadini si sorvegliano tra loro. Non c’è bisogno di carceriere quando le vittime diventano complici della propria oppressione. “Non lasciare che i bastardi ti schiaccino” — ma cosa fare quando i bastardi sei anche tu?

In 1984, Orwell descrive l’abolizione del privato: nessuno spazio, nemmeno mentale, sfugge al Partito. Atwood specifica: per le donne, il “privato” più intimo — il corpo, l’utero, la sessualità — è sempre stato territorio di invasione. Gilead non inventa il controllo sul corpo femminile; lo sistematizza. E ci costringe a vedere ciò che era già lì.


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